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giovedì 23 gennaio 2014

Chi non muore si rivede [Ma anche no University edition]

Allora eccomi qua. 
Dopo mille anni. 
Sì, scusatemi ho ricominciato l'università e sto studiando come una pazza che tra un po' mi verrà la gobba come quel pesante di Leopardi (a.k.a. un'incudine sui maroni, speriamo di finire presto sti esami che non ce la faccio più). 

Perdonatemi, non vi ho abbandonate (VI? Vi a VOI chi? Mi illudo ancora che qualcuno mi legga ahahahah) e ogni santo giorno da quando ho iniziato la Specialistica continuo a pensare DEVOFAREUNPOST-DEVOFAREUNPOST-DEVOFAREUNPOST, idea che più o meno sono costretta a sopprimere immediatamente dal momento che DEVOSTUDIARE-DEVOSTUDIARE-DEVOSTUDIARE e non mi funziona il pc quindi sto scrivendo dall'Ipad E last but not least d ogni volta che mi viene in mente qualcosa su cui scrivere me lo dimentico dopo 5 minuti. 
Anche perché da circa tre settimane sono segregata in casa e le uniche uscite riguardano la spesa per rifornirmi di viveri (incluse le tappe a Beauty Star e Sephora che sono da considerarsi di fondamentale importanza per la mia sopravvivenza), andare in facoltà a sostenere gli esami e/o andare in Segreteria studenti a farmi prendere per il culo consegnare scartoffie e robe varie, quindi non ho molte occasioni per poter spettegolare e avere spunti trendy da criticare o a cui ispirarmi. 

Anche perché qui il mood è etnico/alternative/hippie oppure fighetto provinciale. 
Una via di mezzo NON C'È.   


Però. 

Però ieri sono andata in Segreteria a farmi prendere un po' a pesci in faccia dalle culone dietro la segreteria che lavorano lì per tipo 3 ore al giorno e mentre aspettavo il mio turno ho avuto modo di analizzare la fauna e la flora circostante squadrando tutti da capo a piedi con aria critica come fanno le vecchiette in sala d'attesa quando vanno dal medico. 

A parte la segretaria quarantenne dietro la scrivania che mi si presenta con una fascetta colorata in testa e le treccine stile sonoappenatornatadaSharm, la calza coprente e il vestitino di lanetta che ANCHENO (Amica ti odio perché mi hai 
trattato come un'idiota e l'errore non era mio ma tuo, bitch). 
Insomma mi si siede accanto questa tizia un po' emo col rossetto rosso di una tonalità un po' troppo passeggiatrice della tangenziale (e vabbeh cuore, non tutti conoscono la differenza tra il rossetto da zoccola e quello che puoi portare anche alle 11 del mattino perché è chic) capello lungo e nero da metallara con quel mosso da Pino degli Ape Escape (chi ha guardato XFactor quest'anno, you know what I mean) leggings e un paio di Jeffrey Campbell tarocche.  
Sìì si vedeva che erano tarocche, I swear.

Queste. 







Ora io dico PERCHÉ. 
Perché alle due di un mercoledì pomeriggio mettersi delle scarpe così? 
Io ammetto di non apprezzare il genere, la borchia mi fa un attimo ansia anche perché con i tacchi di quell'altezza mi sembrano delle trappole per caviglie e rabbrividisco solo all'idea di indossarne un paio (sono anche scema che non saprei camminarci eh). 
Comunque.
Siamo all'università non in discoteca. 
O no? 
Come la tizia col rossetto rosso e shiny il giorno dell'esame di filologia. 
Ma cosa ti passa per la testa di metterti un rossetto del genere il giorno dell'esame?? 
E ti metti pure in prima fila. 
E sei pure brutta come la morte. 

Amiche, NO. 
Siamo all'università. 
U-NII-VEER-SII-TÀ. 

Carla ed Enzo direbbero che "è sbagliata l'occasione d'uso". 
Io direi Amica torna a casa che è meglio. 

Anzi dico che è meglio se chiudo l'ipad e torno a studiare vah.

(Devo fare un post sui look da università. Mammamia che creatività eh?). 







sabato 30 novembre 2013

Superquark #1: Sorelle Fontana

Venerdì sera. 
E sono a casa. 
Non chiedete perché. 




Di studiare non c'ho voglia ed è tutta la settimana che ho dei flash riguardo a dei post fighi da fare. 
Tipo. 
Tipo le basi ragazze, le basi! 
Io sto qua a parlarvi del pied de poule e della dignità di ognuna di noi, del diritto che abbiamo a essere carine/i anche col freddo glaciale artico avvolti in trendissimi duvet... e voi manco sapete cosa sia il duvet! 
O il pied de poule! 
Per dire. 

Mancano le basi, insomma. 
Ma le basi BASI.
Quando dico Schiaparelli, sento il vento dell'Est e il rumore del Nulla che avanza come nella Storia infinita. 
Ecco dunque che ho deciso di inaugurare la rubrica Superquark con le nozioni fondamentali da sapere, perché non si può vivere tutte di Louis Vuitton e (dio mio come sono caduta in basso) Mia bag. 

Inizio con un marchio che è un pilastro della moda ossia le Sorelle Fontana, vi avverto che se il nome non vi è neanche lontanamente familiare beh andate almeno a guardarvi in streaming la miniserie con la Mastronardi (sì, quella dei Cesaroni per capirci) fatta dalla Rai qualche anno fa. 
E se anche la Rai ci ha fatto una miniserie beh, sarà tanta roba no? 

Le Fontana (Micol, Zoe e Giovanna) erano tre sorelle della provincia di Parma unite dalla passione per il mestiere sartoriale. Negli anni Trenta Zoe, la maggiore delle tre decise di trasferirsi a Roma per poter ampliare le proprie prospettive lavorative e di realizzazione personale, portando con se dopo pochi mesi anche le sorelle minori. 
A Roma i primi tempi furono difficili e le tre dovettero naturalmente adattarsi a lavorare alle dipendenze di altre sartorie, ma nonostante ciò le ragazze riuscirono a ritagliarsi nel tempo libero dal lavoro dei momenti per delle commissioni extra, riuscendo piuttosto rapidamente a crearsi una clientela, un piccolo gruppo di signore e vicine di casa che si affidavano a loro per farsi confezionare qualche abito su misura. 
La bravura delle Fontana e la qualità dei capi, il taglio e la vestibilità perfetti le portarono subito a essere conosciute tra le signore della borghesia romana, fama che permise loro di aprire una propria maison a Roma nel 1943 in piena Seconda guerra mondiale.  
Le collezioni proposte, decisamente meno vezzose di quelle proposte dai francesi, erano però sobrie ed eleganti e cominciarono ben presto ad essere apprezzate anche dalle first ladies, dalle attrici e dalle principesse romane che indossavano abiti Fontana alle serate di gala, portando così ogni volta nuove clienti.
Dalla clientela borghese, il passo verso i nuovi ricchi ossia star e starlette del cinema italiano e americano fu dunque breve: i paparazzi e i primi cinegiornali fecero il resto, consacrando le tre sorelle nell'olimpo dell'alta moda. 
La consacrazione effettiva avvenne però nel 1949 quando le Fontana realizzarono l'abito da sposa per l'attrice Linda Christian che proprio quell'anno si sposò con Tyrone Power a Roma: le nozze furono un vero e proprio evento mediatico e il nome delle tre sorelle finì su tutte le riviste, consacrando per l'ennesima volta il marchio italiano e creando il mito degli abiti nuziali Fontana, un vero e proprio cavallo di battaglia per la maison che continuò a proporre anche collezioni dallo stile sobrio e originale, utilizzando tessuti stampati e combinandoli con figure particolari, abiti dai corpini aderenti e gonne a ruota. 
Con l'acquisita popolarità vi fu negli anni Cinquanta anche un trasferimento dell'atelier in piazza di Spagna, frequentata da celebrità come Ava Gardner e Audrey Hepburn, Jackie Kennedy e Grace Kelly e la conquista del pubblico americano, le commissioni dal cinema e i viaggi oltreoceano. 
La prima collezione prét-à-porter è però del 1951, le sorelle Fontana iniziarono poi a commercializzare anche borse, scarpe e abbigliamento da uomo, ritirandosi poi dalle scene nel 1972. 
Gli anni seguenti la maison fu venduta a un gruppo finanziario straniero, e nel 1994 fu istituita la Fondazione Fontana che raccoglie l'archivio storico delle loro creazioni e alcuni modelli. 
Ancor oggi, le Sorelle Fontana sono sinonimo di Made in Italy, di sobrietà ed eleganza e i loro modelli sono stati d'ispirazione per i successivi Valentino, Armani (e molti altri, aggiungereri io).







   



Audrey Hepburn abito Sorelle Fontana www.micolfontana.it






 



 







 





Tipo che la prossima volta che vado a comprare qualcosa, invece di guardare il colore e il prezzo, guardo come mi sta, le proporzioni, l'effetto ottico e tutte quelle cose lì. 
Tutti quei criteri che seguirebbe mia nonna, insomma. 
Tipo. 



Credits - enciclopediadelledonne.it 














giovedì 21 novembre 2013

Coin oxfam e il mio amico Murphy

Odio non vivere più in città. 
E dover frequentare l'università da pendolare con tempi sempre tirati (a Trento, per giunta, che di città ha proprio poco dato che come dicono tutti, Trento è un paesone).
Giusto per confermare la teoria dell'altro post sulla legge di Murphy, io che volevo comprarmi una felpa trendy senza cappuccio (IO! che dai tempi delle superiori non ho mai indossato altro che felpe col cappuccio, le hoodies da dura proprio! Cioeh io senza cappuccio mi sentivo nuda) e ho tentennato per settimane su Asos fino a capitolare su Sheinside (per la cronaca, andate a darci un'occhiata che merita e ci sono un sacco di cose carine a prezzi stracciati!) ecco che appena ordino una felpa (non è ancora arrivata e per scaramanzia non ve la mostrerò, non ancora), che succede? Ovviamente esce la limited edition di Coin con Oxfam, un'iniziativa benefica in cui alcuni stilisti hanno creato una felpa che verrà viene venduta negli stores dal 14 novembre a soli 45 euro e il ricavato verrà devoluto ad Oxfam (un applauso per il tempismo ma qua, tra lo studio matto e disperatissimo non ho avuto il tempo di fare nulla).
Sapete che io adoooro queste collaborazioni, e adoro il fatto di poter unire l'utile al dilettevole acquistando queste limited edition con prezzi comunque dignitosi alla portata di tutti. 
Resta il fatto che io la mia felpa (UNA, per il momento, dato che il mio guardaroba è abbastanza statico per via di variazioni forme/colori, sia mai che tra 10 anni io mi riveda nelle foto e pensi che negli anni Dieci del 2000 fossi sotto sostanze psicotrope per aver accettato di indossare cose tipo felpe con unicorni strafatti o leggings con fantasie galaxy, quindi calma e gesso iniziamo con una felpa cheppoi magari vediamo se comprarne delle altre) l'ho già comprata su Sheinside e con sti tempi di crisi non so se mi va di spendere altri danari per una felpa, e oltre a ciò dobbiamo sempre tenere a mente che io abito ancora in una valle sperduta ai piedi delle Dolomiti. 
Mi sembra superfluo ricordare che qui Coin non c'è e che il Signor Coin ha pensato bene di non aprire un negozio neanche a Trento, quindi stacippa passaparola anche la felpa. 
Però per tutte voi che magari abitate in città e potete vederle e toccare con mano può essere una bella occasione per portarvi a casa una felpa di Etro o di Moschino. 
In attesa di trasferirmi un giorno a Milano o in una città più fornita di tutte queste interessanti carabattole, mi accontento di guardarle sullo schermo. 

Per inciso, io avrei preso quella di Etro o della Ferretti (sbav!).




Dall'alto a sinistra, in senso orario Etro, Missoni, Spadafora, Ferretti, Moschino.


sabato 19 ottobre 2013

Quando i Novanta sono i nuovi Ottanta: Angela Lansbury wannabe

Sottotitolo, Tutto torna. 


Che titolo lungo, sto post. 
E' tutta la settimana che penso a come scrivere questo post, ma non ho mai avuto tempo. Anzi apro la parentesi del COSA HO IMPARATO QUESTA SETTIMANA. 
Questa settimana ho imparato che esistono delle appropriate varianti di colore per gli asciugamani da usare quando (spero non vi capiti mai, a meno che non sia per una cosa bella, tipo un parto che ne so) si va in ospedale. 
Il color melanzana NON è uno di questi. 
Il lilla, l'avorio, il cipria e tutte le tonalità di rosa e azzurro invece lo sono.
A quanto pare la savlietta deep purple fa contadina. 
Opinione materna, non mia. 

Ah e ho finalmente capito com'è fatto un menisco. 
Anzi uno dei menischi perché sono più di uno.
Il mio menisco. 
Che per la cronaca, è rotto. 
Evvai! 
Grazie Karma.  

A parte queste interessanti notizie da Settimana enigmistica, devo ammettere che nelle ultime settimane ho notato un pericoloso trend alert (wow, come sono trendy a dire Trend alert!!). 

Non starò qui a spiegarvi come mai io guardi la Signora in giallo, per gli amici la signora Fletcher, ma io la guardo.
La guardo da mille anni, anche se ho la capacità di dimenticare quasi istantaneamente trame/movente/colpevoli, probabilmente ho qualche problema con la memoria a breve termine quindi per me è come se ogni puntata fosse a brand new one. 
Ciò che invece non mi sfugge sono gli outfit che la Jessica mi sfoggia in ogni puntata. 
Fino all'anno scorso deridevo con la madre le giacche con le spalline, i girocollo e le longuette, i foulard e gli occhialoni in tartaruga. 
E adesso? 
Ora no cavolo.  

Bisogna fare una premessa. 
La signora Fletcher è andato in onda per una cosa come dodici anni, DODICI LUNGHI ANNI, dal 1984 al 1996, coprendo così un periodo lunghissimo e assolutamente determinante per la moda. 
Sono gli anni di ascesa delle grandi top che sono top anche ora, dello sfavillante mondo della moda che con la pubblicità diventa fenomeno di costume e prodotto di massa. 
C'è stato il boom economico e blablabla. 
Io non lo so, sono nata a fine anni Ottanta e tutto ciò che ricordo di moda sono le gonne pantalone e le Sebago che tra l'altro odiavo e ora scopro che le portano i fighetti, boh. 

Adesso voi riderete, ma guardate che la signora Fletcher è (era?) avanti! 
O forse boh, siamo noi che siamo indietro e questa è solo la dimostrazione che non sappiamo più cosa inventarci e in realtà ci vengono propinate sempre le stesse cose (cose che tra 10 anni ci faranno morire dalla vergogna sfogliando le foto di gruppo di cene  o serate varie, che guarderemo e commenteremo scusandoci con frasi come "no ma andavano un sacco di moda i crop top! Giuro!" tra le risate generali).  

Ma guardàtela! 
La camicina polka-dots, il blazer pesante giallo, la camicia col pull, il cappotto over o il trench con la pratica tracollina per poter correre da una scena del crimine all'altra! 
E queste sono le più banali che posso mostrarvi. 
Ieri la Jessica aveva indosso un maglioncino animalier, blazer nero con completo pantalone (erano pur sempre gli anni Novanta, non possiamo pretendere), girocollo in oro giallo bello pesante, tracolla in pelle. 
Preferisco ignorare le scarpe della Jess perché erano pur sempre roba da è bello camminare in una valle verde. 
Per dire. 
Come avrei voluto vestirmi io l'altro giorno. 

Comunque su internet ho trovato poche foto davvero dignitose dove si possano vedere bene gli outfit della Fletcher. 
Però devo ammettere che questa vecchietta è davvero deliziosa. 
Lei e i suoi capelli eternamente biondi. 
Lei che fa giardinaggio con la camicia bianca e il pull, col foulard. 
Lei che del pied-de-poule ha fatto uno stile di vita. 
Mai più senza orecchini a bottone.  









 


Chi era la costumista della serie? 
O forse è tutta farina del sacco della Angela (Lansbury)? 
Chi lo sa. 
Adottami Angela!

In ogni caso, badate bene che con l'aria che tira... altro che Ferragni, è la Fletcher la nuova it-girl! 
O It-granny, vabbeh è uguale. 
Con qualche accorgimento, la vecchina dà spunti davvero interessanti. 

Chiudo con un'altra piccola parte del Cosa ho imparato oggi scrivendo il post. 

Ho imparato che Oprah ha ANCHE una linea di abbigliamento (what the hell?!).





lunedì 14 ottobre 2013

Here we go again: Dr. Martens

Lo sapevo. 
LO. SAPEVO. 

I Dr. Martens tornano alla grande per questo prossimo (ma quale prossimo, ormai ci siamo già dentro fino al collo, eh già) autunno-inverno. 
E io che da teen ho avuto un'anima un po' rock con la neve che cadeva copiosa per tutto l'inverno non potevo certo mettermi i Moon Boot, che per inciso SONO LA MORTE. Cioeh, io ve lo dico. 
Noi qua in montagna, quelli che dalle città ci arrivano su coi Moon Boot osceni (anche quando non c'è neve, ma perché lo fate, PERCHE'?), beh insomma noi li prendiamo in giro. 
Pesantemente. 
Ho capito che siete qua in settimana bianca e lo scarponcino lo sfruttate poco, poi al ritorno in città.
Però. 
Dai EH.
Mettetevi un anfibio. Una scarpa da trailrunning, uno scarponcino sobrio della Decathlon, un ca**o di Timberland. Non mi interessa. 
Ma il Moon Boot no. 
Siamo nel 2013 porcamiseria. 
Oppure fatelo e verrete sfottuti a vita. 
Sì. 
Ma mi sembra un argomento succoso quindi credo lo terrò per un altro post sugli outfit da neve. 

Proseguiamo dunque. 
Insomma finalmente a 16 anni riesco a convincere la madreh a comprarmi i Dr. Martens. Neri, classici. Quelli originali ovviamente perché io già lì dovevo cagare un po' il ca**o.  
Insomma li prendo e pure un numero più grande così ci metto il supercalzettone di lana (forse anche doppio), e insomma col mio stile un po' grunge e i miei Dr. Martens ci passo tranquilla asciutta e al calduccio ben due inverni. 
Poi più nulla. 
Comincio l'università e vengo proiettata nel fantastico mondo urbano, non c'è più bisogno di scarpe col carroarmato per sfidare il ghiaccio, Urrà! 
Non ho più bisogno di uscire bardata come il Dottor Zivago per la neve, posso anche essere carina! 
E scopro le ballerine. 
E col grande freddo, scopro gli stivali di pelle, tipo da cavallerizza. 
Amore a prima vista. 
Ma per far ritorno tra i Monti, devo rassegnarmi all'anfibio. 
Che non metto perché mi sembra troppo grossolano, TROPPO. 
Sono una cittadina, ora. 
Poi arrivarono gli Ugg ma quella è un'altra storia. 

Ma io che sono comunque una persona saggia, e SO che prima o poi tutto torna (grazie mamma che invece di buttare le famose bomboniere, hai buttato via i tuoi Montgomery e  i cappotti nuovi o il giacchino tartan, grazie di cuore proprio) i miei Dr. Martens li ho conservati. 
E già l'anno scorso c'era un po' il presentimento che sarebbero tornati in auge, ma io ero troppo presa per la mania per le Clarks per accorgermene. 
E insomma eccoli qua, vedo che impazzano alla grande su blog e Instagram vari e tutti li indossavano già ad agosto anche se fuori facevano 36 gradi e il piede rinchiuso lì dentro col caldo secondo me cominciava ad assomigliare a una fetta di gorgonzola ma insomma il gorgonzola non è trendy come il sushi quindi lasciamo perdere (ma come fanno a metterseli col caldo?). 

Detto questo. 
Coi look e lo stile grunge che va molto quest'anno, lo scozzese, il nero eccetera eccetera ce lo vedo proprio bene, quindi perché non rispolverare sto benedetto anfibio, tirarlo fuori dall'armadio e sfruttarlo per quest'inverno? Perché non so con cosa metterlo. 
Perché mi sembra di avere un piede gigante e l'ultima volta che li ho messi mille miliardi di anni fa erano coperti dai pantaloni a zampa e per effetto ottico il piede sembrava più piccolino. 
Ma adesso, con sti skinny, o i chino. Che si fa? 
Mi sento esposta. 
Mi sento come una gigantessa.
Non sembrerò il pagliaccio Baraldi? 
Finora mi sono limitata a tirarli fuori dalla scatola, girarli e rigirarli e guardarmeli per bene e a rimetterli nella scatola. 
Mi manca l'ispirazione. 
Anche perché i miei sono il modello alto, non vorrei sembrare Sid Vicious col piede da clown. Ora vanno molto quelli bassi tipo stringata che sembrano decisamente "meno pesanti" in un look e anche più semplici da abbinare. 
Ma i miei? 





Escludo CATEGORICAMENTE l'anfibio con gamba nuda e gonna. 
Parlo per me, ovviamente. 
Con la calza bella coprente potrebbe anche starci, però l'effetto cotechino è sempre dietro l'angolo (parlo SEMPRE per me. Ma quando ricomincia zumba?). 
Non mi resta che metterlo coi pantaloni, coi colori più scuri che mi ispirano di più. Ma tipo i cargo? Gli skinny? 
Ecco qualche proposta (e vabbeh, loro son sempre delle gran faighe, io sembrerò certamente la sorella brutta di Courtney Love). 
Stay tuned!


  

da sin. fashionvibe.com - gabion12th.com - glambistro.com - Elisa Taviti on chicismo.it 

Quando supererò il trauma da macchina fotografica, magari riuscirò a postare qualche foto. 
SEH come no.

venerdì 11 ottobre 2013

Winter is coming/Polyvore

Thè caldo e copertina. 
Qua fa UN FREDDO CANE. 
E naturalmente cosa c'è di meglio di un bel parka tipo questo, per combattere il gelo in arrivo? 
Mi dispiace ma sfido CHIUNQUE a dire che un cappotto in panno è meglio di un giaccone in piumino come questo (e qua sui vari blogghe, ne ho sentite parecchie dire così. Col cappottino alla francese siete tanto bon ton e carine, ma - scusate il gergo da camionista - diventate anche dure dal freddo). 

Winter is coming


Bersagli facili e Isabel Marant pour H&M

Premettiamo che nei momenti di sconforto da Università comincio sempre a fantasticare su una possibile carriera in qualche colosso dell'abbigliamento, tipo che ne so H&M, Zara, Mango, Calzedonia.
Qualche anno fa, presa da un raptus ho cominciato a scandagliare i siti di questi marchi cliccando alla voce LAVORA CON NOI. Mi si è aperto un mondo. Vedevo tutto rosa (e il rosa ci piace, un rosa cipria però).
Ah ma allora di lavoro ce n'è!
E guarda che nomi fighi!
Altro che commessa! Sales advisor! Department manager!
Guarda come sono tutti giuovani, carini e collaborativi!
E puoi fare carriera e salire in cima alla piramide, se sei uno in gamba!
E da H&M ti fanno pure vedere i video della serie YES YOU CAN! E dopo due minuti pensi ma chi, io? Proprio io? Potrei farcela, Sìì!
Potrei iniziare come commessa (ma i commessi ce l'hanno lo sconto del 20%?) e poi se sono brava diventare responsabile di reparto (ma i responsabili di reparto ce l'hanno lo sconto del 20% ?) e poi responsabile di negozio (ma i responsabili di negozio ce l'hanno lo sconto?) e poi finire a fare robe trendy tipo supervisore di qualcosa (i supervisori - sconto - EH?) e poi infine manager (beh i manager non hanno bisogno dello sconto perché c'hanno un sacco di danari e sono onesti e pagano tutto a prezzo intero. Ma mi sa che ce l'hanno lo sconto).
POTREI FARE CARRIERA DA H&M!
E' così facile cazzarola! Come ho fatto a non pensarci prima? Altro che università!
E perché nessun altro ci ha pensato?
E ti ritrovi lì in pigiama con una maglia imbarazzante della tuta, come un'ebete alla scrivania con le braccia alzate stile DiCaprio Sono il re del mondoo!

Ma guarda te che buontemponi sti scandinavi. Sarà vero?
Sembra troppo bello per essere vero.
Ma magari sì.
Comunque io alla fine, l'anno scorso sempre durante un altro raptus isterico da tesi ho mandato la mia candidatura a Calzedonia per fare l'assistente alla tizia addetta stampa. Con una laurea in Editoria, ho fatto stage in radio, conosco 2 lingue straniere, ho lavorato parecchio come commessa (serve?).
Magari mi raccolgono che ne so.
Per uno stage o cose così.
Compilo il form, allego il mio bel CV in pdf, scritto con cura senza dimenticare nulla 'ché la mia amica Giulia che lavora alle risorse umane in un'azienda very important di Milano si è raccomandata di mettere dentro tutto anche se hai fatto la cameriera/commessa e anche le attività di volontariato in team Che fai sempre bella figura.
La mia carriera spiccherà il volo!
Sì.
Sì me lo sento.



NON MI HANNO MAI RISPOSTO.
Mai.
Neanche una mail di quelle standard con scritto "le faremo sapere".
Vaffanculo Calzedonia.
Non comprerò mai più niente da te.
E neanche dalle altre tue aziende. Tezenis. Falconeri. Intimissimi.

No vabbeh dai, Intimissimi sì.

Solo ai saldi però.


Insomma tutta sta pappardella per dire che in fondo forse sono un bersaglio facile.
Basta un video con facce sorridenti per farmi davvero credere che potrei cambiare la mia vita così.
Mi basta essere bombardata da immagini di un qualsivoglia capo d'abbigliamento, che dopo qualche reticenza iniziale finirò per accettarlo e dire Massì mi piace. 
Ma soprattutto, LO COMPRO.
Tipo le slippers (ma quelle non le ho ancora comprate).
Tipo gli Ugg (sì lo so, ne parlo anche qua ma cosa credete, all'inizio proprio li odiavo).
Tipo i pantaloni a sigaretta quando hanno cominciato a fare timidamente la loro comparsa in mezzo a orde di pantaloni a zampa, quando ancora andavano di moda. (Pantaloni a zampa? What is pantaloni a zampa?). 
La bustina matelassè che ho detto NO/PASSAPAROLA mi fa anziana e poi ho ceduto (ma la mia è di Mango).
Cose così insomma.
Quelli della pubblicità - come direbbe mia nonna, insomma quelli - sono bravi per la miseria.
Ti mettono giù le cose che zac e tac, ti vien voglia di comprarle. 
O addirittura di andare a vederle.
Anche solo di prendere in mano una clutch, per quanto orribile essa sia. Ma sei come attratta da lei e intanto pensi mammaoh se è brutta, andiamo a vederla da vicino... Poi naturalmente hai il neurone croce rossa che arriva subito e dice NO NON LO FARE, E' PUR SEMPRE UNA CLUTCH DI ANNA DELLO RUSSO PER H&M, POSALA  METTI LE MANI IN ALTO E NESSUNO SI FARA' MALE. 

Anche se sono un bersaglio facile, devo dire però che non sono una di quelle che va in visibilio per le collaborazioni tra un marchio cheap come H&M e i vari Jimmy Choo, Versace, Marni solo per citarne alcuni.
Forse non conosco abbastanza la storia e tutte le collezioni di questi marchi per poter apprezzare appieno questo tipo di collaborazioni e comprendere del tutto chi vuole a tutti i costi avere un capo del repertorio di un dato stilista. 
Credo che molti prodotti di queste collezioni limitate siano un po' troppo d'avanguardia per essere compresi dal grande pubblico. 
Sono capi dallo stile ricercato, a volte troppo, che comunque vengono riprodotti con materiali di qualità inferiore rispetto agli originali, e spesso anche la fattura non è ottima (ricordo di aver letto dei post in giro sui pantaloni di Marni per H&M, la cui vestibilità era davvero pessima). 
Marni è Marni, Marni per H&M è un'altra cosa. 
Di positivo c'è che grazie a queste limited edition si ha la possibilità di avere (se si ha cu.. ehm fortuna, perché spesso vanno esaurite in tempo zero) un capo cult di un determinato stilista a un prezzo inferiore. 
Con tutte le variabili del caso dette prima (vestibilità/fattura diverse).
Stiamo pur sempre parlando di H&M.
Comunque.
Il 14 novembre dovrebbe uscire la collezione della parigina Isabel Marant per H&M.
Ho guardato qua e là la preview della capsule collection.
Ci sono ovviamente delle rivisitazioni dei capi cult di questa stilista, maglioni e stampe navajo, frange su stivali e pantaloni in pelle. Non ho visto le celeberrime sneakers con la zeppa (che per inciso aborro, sneakers + zeppa =  perché?) e grazieaddio perché ormai di brutte copie di queste ne abbiamo viste di ogni e per favore almeno tu H&M risparmiaci questo scempio TE PREGO, anche se non è detto visto che la scarpa zeppata è proprio uno dei cavalli di battaglia della Isabella.
Ci sarà la coda in ogni negozio il giorno dell'uscita della collezione, come è stato per Marni o per Lanvin?
Chi lo sa.
Personalmente credo di no. Che una stilista così boho attiri una clientela piuttosto selezionata che non scende necessariamente a compromessi visto il prezzo degli abiti, è certo. Quindi non penso che attirerà le masse (e graziealcielo visto che non voglio sapere dove andrebbero a finire quei pantaloni bianchi di pelle coi laccetti laterali, navajo quel che ti pare, ma anche molto balcani style secondo me) anche perché solitamente i prezzi sono comunque piuttosto alti rispetto alla media di H&M. 

Personalmente trovo carino il cappotto in lana con cappuccio e il giacchino col risvolto in pelle e cintura in vita, che comunque credo non acquisterò per 2 motivi: uno. perché sono ancora in esilio forzato e l'h&m più vicino è tipo a 200 km da qui, due. perché ho messo gli occhi su un montgomery di benetton davvero davvero D A V V E R O carino.

Ma ora che ci penso. Se alla fine i fossi diventata una commessa di H&M,  e avessi avuto lo sconto del 20%, li avrei comprati? 
Chissà se avrei avuto lo sconto, però. 



Isabel Marant h&m


domenica 6 ottobre 2013

Back to school

Prima settimana di lezione in una nuova università. 
Per questi primi giorni di lezione ho optato per un comodo jeans, camicia a quadri e blazer bello pesante (anche perché la mattina presto fa un freddo cane, Argh!) Clarks belle comode e ormai caratterizzate da quelle macchioline qua e là effetto used che mi piace molto, e una bella shopper in pelle molto capiente. 
Indispensabili la bottiglietta d'acqua, l'accessorio con cui giocherellare durante i momenti di noia nelle spiegazioni di letteratura, e ovviamente il caffè senza il quale non avrei retto fino a fine giornata!

back to school





















Shirt - Jeans - Sweater - Blazer ZARA, Leather bag ORCIANI, Shoes CLARKS, Ring ETSY.COM, Galaxy bag FOREVER21, Cotton bag MANGO, Necklace H&M.

sabato 5 ottobre 2013

Singin' in the rain

Oggi piove. Che novità. 
E fa freddo. Altra novità. 
A dir la verità attendevo con ansia un bel giorno di pioggia, perché qualche settimana fa da Decathlon ho comprato dei bellissimi stivali di gomma neri (quelli da equitazione, pardon... da schooling, 15 euro scarsi eheheh) che non vedevo l'ora di sfoggiare senza sembrare un'emerita idiota. 
Oggi per questo sabato di commissioni qua e là e spesa con annessa cuginetta (di DUE anni. DUE. In un supermercato. Provateci voi, a tenerla se non sta sul carrello. Le squinzie di Teen Mom hanno tutto il mio rispetto. Io vi capisco. E due ore a settimana di baby sitting mi bastano e avanzano) indossavo qualcosa di simile a queste cose che trovate qui sotto. Purtroppo non ho trovato esattamente il modello di stivalazzi della Decathlon (che a dirla tutta sono anche più belli di questi) da mettere in questo set, ma è giusto per darvi un'idea. 
Io stamattina ho messo anche un piumino leggero in duvet, perché quassù in questi giorni fa DAVVERO freddo, ma mi rendo conto che forse è un po' eccessivo per chi abita in posti dove il clima autunnale è umido ma ancora piuttosto mite. 
Quindi magari vi  basta un maglioncino over e un parka!  

Singin' in the rain
Shirt - Jeans Shirt VEROMODA, Leggings ZARA, Jacket MOUNTAIN HARDWEAR, polka-dot Sweater MANGO, Parka VEROMODA.