Visualizzazione post con etichetta shopping. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta shopping. Mostra tutti i post

domenica 24 novembre 2013

Pro-memoria a quell'arteriosclerotico di Babbo Natale


Ciao Babbo, non avrò mai nessuna di queste cose (modalità occhioni da piccola fiammiferaia che poveriina ON), quindi magari se tu potessi metterci una buona parola coi miei, beh it would be very very very nice of you! 
Tanti Quori, se lo fai, Santa.

Basta con questi post ce mi fanno solo sentire più poraccia... 
Meno male che c'è Polyvore così almeno mi sfogo! 


Hi Santa, it's almost Christmas


giovedì 21 novembre 2013

Coin oxfam e il mio amico Murphy

Odio non vivere più in città. 
E dover frequentare l'università da pendolare con tempi sempre tirati (a Trento, per giunta, che di città ha proprio poco dato che come dicono tutti, Trento è un paesone).
Giusto per confermare la teoria dell'altro post sulla legge di Murphy, io che volevo comprarmi una felpa trendy senza cappuccio (IO! che dai tempi delle superiori non ho mai indossato altro che felpe col cappuccio, le hoodies da dura proprio! Cioeh io senza cappuccio mi sentivo nuda) e ho tentennato per settimane su Asos fino a capitolare su Sheinside (per la cronaca, andate a darci un'occhiata che merita e ci sono un sacco di cose carine a prezzi stracciati!) ecco che appena ordino una felpa (non è ancora arrivata e per scaramanzia non ve la mostrerò, non ancora), che succede? Ovviamente esce la limited edition di Coin con Oxfam, un'iniziativa benefica in cui alcuni stilisti hanno creato una felpa che verrà viene venduta negli stores dal 14 novembre a soli 45 euro e il ricavato verrà devoluto ad Oxfam (un applauso per il tempismo ma qua, tra lo studio matto e disperatissimo non ho avuto il tempo di fare nulla).
Sapete che io adoooro queste collaborazioni, e adoro il fatto di poter unire l'utile al dilettevole acquistando queste limited edition con prezzi comunque dignitosi alla portata di tutti. 
Resta il fatto che io la mia felpa (UNA, per il momento, dato che il mio guardaroba è abbastanza statico per via di variazioni forme/colori, sia mai che tra 10 anni io mi riveda nelle foto e pensi che negli anni Dieci del 2000 fossi sotto sostanze psicotrope per aver accettato di indossare cose tipo felpe con unicorni strafatti o leggings con fantasie galaxy, quindi calma e gesso iniziamo con una felpa cheppoi magari vediamo se comprarne delle altre) l'ho già comprata su Sheinside e con sti tempi di crisi non so se mi va di spendere altri danari per una felpa, e oltre a ciò dobbiamo sempre tenere a mente che io abito ancora in una valle sperduta ai piedi delle Dolomiti. 
Mi sembra superfluo ricordare che qui Coin non c'è e che il Signor Coin ha pensato bene di non aprire un negozio neanche a Trento, quindi stacippa passaparola anche la felpa. 
Però per tutte voi che magari abitate in città e potete vederle e toccare con mano può essere una bella occasione per portarvi a casa una felpa di Etro o di Moschino. 
In attesa di trasferirmi un giorno a Milano o in una città più fornita di tutte queste interessanti carabattole, mi accontento di guardarle sullo schermo. 

Per inciso, io avrei preso quella di Etro o della Ferretti (sbav!).




Dall'alto a sinistra, in senso orario Etro, Missoni, Spadafora, Ferretti, Moschino.


giovedì 14 novembre 2013

Ma devo proprio dirvi tutto io

Non sono una grande estimatrice dei fake, in nessun caso. 
Preferisco acquistare direttamente qualcosa di lontanamente simile ma che comunque mi piace ed è di qualità, piuttosto che spendere dei soldi per delle copie scadenti (non è svilente?). 
Detto questo, comprendo anche tutte coloro che sbavano sulla it bag del momento e non potendo permettersi di acquistare quella vera, cedono alla versione cheap. 
E qui si apre un mondo. 
Primo. perché ci sono MILIARDI di varianti a volte davvero davvero davvero oscene. 
Secondo. perché molto spesso le copie delle it bags che vediamo nei grandi stores tipo H&M vengono ovviamente acquistate da un sacco di persone che ignorano bellamente che ciò che stanno comprando è magari una riproduzione (pessima, decente o molto buona) di un modello di un noto stilista. 
Ho visto copie dignitose della Falabella di Stella Mc Cartney adagiate su spalle di battone ragazze dal look discutibile. 
Per non parlare di una bellissima riproduzione di una Peekaboo di Fendi color carta da zucchero abbinata a casaccio su una sciattona. 
Non è giusto. 
Soffro quando vedo queste cose.  
Non capisco come certe persone analfabete in fatto di buon gusto riescano ad entrare in possesso di siffatte borse. 

Comprereste una Mia Bag, se sapeste che è di Corona quel Corona?
Beh io no. 
Non la compro lo stesso perché la borchia a forma di teschio mi disgusta un attimino, però se mi piacesse credo che ci rifletterei un po' prima di acquistarla.
Quindi donne, uomini, TUTTI, prima di comprare una borsa informatevi. 

Ma se siete alla ricerca di qualche prototipo di borsa, ecco qualche spunto che spero possa esservi utile (anche perché ammetto che la fortuna di molte delle it bags dura solo per un paio di stagioni, quindi non c'è nulla di male nel volersi togliere lo sfizio di possedere una riproduzione di un tale modello senza spendere una fortuna ehehe!) se non altro per capire un po' quali sono i brand che propongono cosette carine.



Cheap bitches


In attesa della borsa della vita. 


Questa. 

martedì 12 novembre 2013

La scoperta dell'acqua calda: Herno

dark funk



Se non altro per dire "quanti buoni motivi ci sarebbero per doversi comprare un cappotto di Herno". 
Che dio ti benedica, Herno.

E che dio ti benedica, direttore creativo di Herno. 

Sei un genio. 
Hai riunito cappotto e piumino insieme, combinandoli in un ibrido perfetto. 
Hai risolto l'eterno problema del cappotto bellino (che però non tiene caldo), annullando l'effetto Massimo Boldi in vacanze di Natale '84 tipico del piumino. 
Ecco il cappotto per tutti i giorni e/o per la serata invernale (e per dove sto io sarebbe una meraviglia viste le temperature artiche che si raggiungono). 
Peccato che costi UN BOTTO. 
Vista l'innovazione del modello (che in realtà avevo già adocchiato l'inverno scorso, se non erro) a me andrebbe bene pure l'Herno tarocco di Zara o Mango, che di questo passo arriverà per la FW2015, ahinoi. 
Che cosa aspetti Inditex? 
Produci sto cavolo di Herno cheap, no? 
Altro che Isabel Marant, vogliamo Herno per H&M!!

Intanto lasciatemi sognare.  


sabato 9 novembre 2013

Penny loafer. Ne avevamo DAVVERO bisogno?

Avrei potuto dare a questo post un titolo più gentile e meno fazioso di questo, come ad esempio Trend report o Trend alert: Penny loafers ma grazieaddio ho subito cambiato idea. 
Perché non mi va di essere ipocrita e solo perché una cosa viene proposta su riviste e osannata su altri blog vuol dire che è bella per forza. 
Diciamocelo. 
I penny loafers sono brutti. 
Ma brutti brutti.*




*Ok, questo è solo il mio parere personale.
Non potete però dirmi che sono oggettivamente belli.
Non quelli classici, almeno.
E non soprattutto, su un uomo.

Eppoi.
Penny loafers.
Si chiamano penny loafers perché quando andavano di moda si cominciò a diffondere l'uso di infilarvi una monetina, un penny appunto, nella fascetta davanti.

Ma perché?

Così se uno ha bisogno di spiccioli eccoli là pronti?
Ce lo vedete uno fermo al casello autostradale che si leva la scarpa per cercare di estrarre quegli ultimi 10 centesimi che gli servono per il biglietto, con tutti che gli suonano dietro e lui che suda e bestemmia cercando di tirare fuori la moneta, perché sennò tocca dargli il pezzo da 50 euro e hai voglia dopo alla macchinetta darmi il resto di un cinquantone?
Il tizio io ce lo vedrei anche, è la scarpa che è davvero agghiacciante.
Sarà pure un classico, ma lasciamola appunto a chi ha bisogno del classico o continua a pensare che siano di buon gusto, ossia: i vecchietti (mio nonno ne aveva diverse paia in vernice), i tedeschi, qualche esponente della mafia russa e Kanye West.


  
 
 
 


Dimenticavo Michael Jackson (paceall'animasua).
Devo ammettere però che sulle donne alcuni modelli non sono poi così brutti, ma sono comunque più dei mocassini che delle penny loafers, che mi sembrano comunque molto più grossolane e a mio modesto parere meno eleganti anche delle loro cugine slippers (le pantofoline, per intenderci) che a questo punto rivaluto completamente.

Briatore, fatti in là.

   


E comunque devo ammettere che il mocassino non mi dispiace, anzi sono un paio d'anni che lo studio rimuginando e cercando di capire se io sia effettivamente una tipa da mocassino. 
Ma quello leggerino, quello senza la suola grossa da Lurch della famiglia Addams. 
Quello scamosciato, non quello fatto di vernice che poi fa le pieghette orride. 
Insomma, il mocassino come dio comanda.
Perché il mocassino quello vero, quello bello, è di Tod's. 
Di Car Shoe.  
Di Geox.
Di Diego Della Valle, insomma.  





Non me ne vogliate se ho escluso quelli di Gucci che con quel morso dorato lì davanti non mi piacciono affatto, li lascio volentieri alla Charlotte Casiraghi.
Insomma dicevo,  io ne vorrei tanto un paio sul gener Tod's, non dico un Tod's vero perché dovrei vendere un rene per comprarlo - stiamo pur sempre parlando di un mocassino che non abbiamo ancora capito se il nostro io interiore sia o no da mocassino, perché i tipi da mocassino hanno molto charme, sono un po' snob ma anche stoici a resistere anche d'autunno con la scarpa senza calzino (eh sì perché il vero tipo da mocassino lo indossa solo così: rigorosamente senza calzino e io sono pienamente d'accordo), un po' cagacazzi insomma e io non sono una Audrey, una Jacqueline Kennedy e neanche una degli Elkann.  
Forse sono troppo plebea per indossare i mocassini, e con tutto quello che ho spulciato finora, posso dire di non aver ancora trovato un mocassino dignitoso sotto i 100 euro.
E se scelgo un mocassino brutto l'effetto è subito quello di mercatino delle pulci, o di Germania dell'Est. 
Anche no. 
Quindi la ricerca continua (fino a che, già lo so, arriverò a comprare le Tod's vere all'outlet, tra circa 5 o 6 anni... E per allora avrò l'età giusta per indossare il mocassino, e soprattutto per permettermelo spero. Sarò pronta). 
Fino a quel momento mi crogiolerò nelle mie ballerine, ma se avete qualche idea o proposta per dei mocassini o delle slippers carine, fate un fischio!









venerdì 1 novembre 2013

Zalando, piumini e la legge di Murphy

Se c'è qualcosa che ho capito in questi anni di scouting online di abiti, piumini, scarpe è che la legge di Murphy è assolutamente valida anche nel mondo degli acquisti  dei MIEI acquisti online.
La legge di Murphy è la legge secondo cui if anything can go wrong, it will.
Nel mio caso, it ALWAYS will.
Ormai è una filosofia di vita.
Non appena mi decido a comprare qualcosa dopo innumerevoli controlli incrociati di taglie/colori scendendo inevitabilmente a compromessi dato che magari quel preciso colore o la mia taglia non sono più disponibili, non appena clicco per ordinare state pur sicuri che il colore o la taglia del capo perfetto torneranno disponibili.
O peggio, è garantito che il numero della Nike Dual Fusion grigia e rosa tornerà disponibile su Zalando giusto il trentesimo giorno dalla consegna della Nike che ho dovuto ordinare azzurra proprio perché grigia non c'era più.
E già.
Perché oltre al dramma di avere dei piedi da gigante, devo anche sorbirmi lo strazio delle scarpe coi colori da uomo.
E credetemi che quelle da running, si vede se sono da uomo.

Comunque, ne avevo trovate un paio con dei vezzosissimi profili rosa ma appunto secondo la legge di Murphy erano disponibili in tutte le misure TRANNE la mia.
Acquistare quelle azzurre (da donna anche quelle, ci mancherebbe altro eh) è stata una decisione sofferta.
Molto sofferta.
Una volta arrivate a casa le ho messe rimesse provate e riprovate in casa con pantaloni di tutti i tipi perché non ero convinta, facendo attenzione a non sporcarle per poterle eventualmente restituire entro 30 giorni.
Quando alla fine le ho messe per uscire, ormai rassegnata all'idea che non avrei mai potuto avere quelle grigie e rosa, la sera stessa le Nike dei miei sogni e della mia taglia sono tornate disponibili su Zalando.
In promozione al 20% in meno.


Ma vaffancuore.




E quindi non posso fare il reso.
Vabbeh.
Questa è purtroppo una storia che si ripete molto spesso sempre.
Come quando ho cercato un piumino di Aspesi per mesi, amandolo da lontano e tentando di scovarlo online a prezzi dignitosi.
Quando finalmente mi sono decisa a comprarne un altro di un altro brand, ecco che esce la collezione di piumini di Dafne Maio con Alberto Aspesi per OVS a prezzi dignitosissimi.

, Verde militare, hi-res, Rosa cipria, hi-res, Nero, hi-res












Credo siano andati sold out nel giro di qualche giorno, tra l'altro.
Non sono bellissimi?
Ciao Dafne, ciao.

Non oso immaginare cosa accadrà quando mi deciderò a comprare il Montgomery che ho adocchiato alla Benetton.
Ma in quel caso ho deciso di fare alla vecchia maniera, ossia appostarmi il primo giorno di saldi davanti al negozio e al momento dell'apertura sgomitare come un rugbista.
O una vecchietta sull'autobus in città all'ora di punta.
Sia mai che secondo la legge di Murphy io cada per terra e mi rompa il femore.




mercoledì 30 ottobre 2013

Brenda walsh (not) wannabe: gli zaini

but I still prefer bags


Insomma io che a Verona ero tutta carina e andavo finalmente a lezione con le borse(tte) dopo anni di superiori con l'Eastpak, io che degli zaini mi ero proprio stufata e anche la versione più indie dello zaino in pelle mi faceva rabbrividire perché mi sembrava un rimasuglio anni '90 di Beverly Hills 90210 (quello vero, il primo con Brenda e Brandon Walsh e Donna e Dylan e Kelly cisiamocapiti), me ne arrivo bella tranquilla a Trento e scopro che qui tutti usano lo zaino. 
Tutti. 
E di pelle, e di tessuto, con stampe, tinta unita o fatto di stracci quel che vi pare. 
Lo zaino a quel che si dice qua, è IN. 

E io lo detesto. 
L'altro giorno ero lì che mi bevevo tranquilla il caffè seduta con la mia comare BFF e vedo passare queste due tipe uscite direttamente dalla Bayside school, con l'anfibio, la calza coprente, il maglione over con le maniche risvoltate, gli occhialetti tondi e lo zainetto di pelle. 

Wow che novità. 
Che ventata di freschezza. 



Il prossimo passo cosa sarà? 
Abbiamo già il tedio autunnale dei boyfriend jeans a vita alta, che come se non fosse abbastanza, riescono a ingrossare anche le più filiformi. 
Anche la camicia con fantasie improbabili ha fatto la sua ricomparsa. 
Mancano le acconciature col frisé e i tagli di capelli discutibili. 

Per il momento mi accontento dei maglioni over. 
Riguardo tutto il resto...
No.
Non me la sento. 






sabato 19 ottobre 2013

Quando i Novanta sono i nuovi Ottanta: Angela Lansbury wannabe

Sottotitolo, Tutto torna. 


Che titolo lungo, sto post. 
E' tutta la settimana che penso a come scrivere questo post, ma non ho mai avuto tempo. Anzi apro la parentesi del COSA HO IMPARATO QUESTA SETTIMANA. 
Questa settimana ho imparato che esistono delle appropriate varianti di colore per gli asciugamani da usare quando (spero non vi capiti mai, a meno che non sia per una cosa bella, tipo un parto che ne so) si va in ospedale. 
Il color melanzana NON è uno di questi. 
Il lilla, l'avorio, il cipria e tutte le tonalità di rosa e azzurro invece lo sono.
A quanto pare la savlietta deep purple fa contadina. 
Opinione materna, non mia. 

Ah e ho finalmente capito com'è fatto un menisco. 
Anzi uno dei menischi perché sono più di uno.
Il mio menisco. 
Che per la cronaca, è rotto. 
Evvai! 
Grazie Karma.  

A parte queste interessanti notizie da Settimana enigmistica, devo ammettere che nelle ultime settimane ho notato un pericoloso trend alert (wow, come sono trendy a dire Trend alert!!). 

Non starò qui a spiegarvi come mai io guardi la Signora in giallo, per gli amici la signora Fletcher, ma io la guardo.
La guardo da mille anni, anche se ho la capacità di dimenticare quasi istantaneamente trame/movente/colpevoli, probabilmente ho qualche problema con la memoria a breve termine quindi per me è come se ogni puntata fosse a brand new one. 
Ciò che invece non mi sfugge sono gli outfit che la Jessica mi sfoggia in ogni puntata. 
Fino all'anno scorso deridevo con la madre le giacche con le spalline, i girocollo e le longuette, i foulard e gli occhialoni in tartaruga. 
E adesso? 
Ora no cavolo.  

Bisogna fare una premessa. 
La signora Fletcher è andato in onda per una cosa come dodici anni, DODICI LUNGHI ANNI, dal 1984 al 1996, coprendo così un periodo lunghissimo e assolutamente determinante per la moda. 
Sono gli anni di ascesa delle grandi top che sono top anche ora, dello sfavillante mondo della moda che con la pubblicità diventa fenomeno di costume e prodotto di massa. 
C'è stato il boom economico e blablabla. 
Io non lo so, sono nata a fine anni Ottanta e tutto ciò che ricordo di moda sono le gonne pantalone e le Sebago che tra l'altro odiavo e ora scopro che le portano i fighetti, boh. 

Adesso voi riderete, ma guardate che la signora Fletcher è (era?) avanti! 
O forse boh, siamo noi che siamo indietro e questa è solo la dimostrazione che non sappiamo più cosa inventarci e in realtà ci vengono propinate sempre le stesse cose (cose che tra 10 anni ci faranno morire dalla vergogna sfogliando le foto di gruppo di cene  o serate varie, che guarderemo e commenteremo scusandoci con frasi come "no ma andavano un sacco di moda i crop top! Giuro!" tra le risate generali).  

Ma guardàtela! 
La camicina polka-dots, il blazer pesante giallo, la camicia col pull, il cappotto over o il trench con la pratica tracollina per poter correre da una scena del crimine all'altra! 
E queste sono le più banali che posso mostrarvi. 
Ieri la Jessica aveva indosso un maglioncino animalier, blazer nero con completo pantalone (erano pur sempre gli anni Novanta, non possiamo pretendere), girocollo in oro giallo bello pesante, tracolla in pelle. 
Preferisco ignorare le scarpe della Jess perché erano pur sempre roba da è bello camminare in una valle verde. 
Per dire. 
Come avrei voluto vestirmi io l'altro giorno. 

Comunque su internet ho trovato poche foto davvero dignitose dove si possano vedere bene gli outfit della Fletcher. 
Però devo ammettere che questa vecchietta è davvero deliziosa. 
Lei e i suoi capelli eternamente biondi. 
Lei che fa giardinaggio con la camicia bianca e il pull, col foulard. 
Lei che del pied-de-poule ha fatto uno stile di vita. 
Mai più senza orecchini a bottone.  









 


Chi era la costumista della serie? 
O forse è tutta farina del sacco della Angela (Lansbury)? 
Chi lo sa. 
Adottami Angela!

In ogni caso, badate bene che con l'aria che tira... altro che Ferragni, è la Fletcher la nuova it-girl! 
O It-granny, vabbeh è uguale. 
Con qualche accorgimento, la vecchina dà spunti davvero interessanti. 

Chiudo con un'altra piccola parte del Cosa ho imparato oggi scrivendo il post. 

Ho imparato che Oprah ha ANCHE una linea di abbigliamento (what the hell?!).





lunedì 14 ottobre 2013

Here we go again: Dr. Martens

Lo sapevo. 
LO. SAPEVO. 

I Dr. Martens tornano alla grande per questo prossimo (ma quale prossimo, ormai ci siamo già dentro fino al collo, eh già) autunno-inverno. 
E io che da teen ho avuto un'anima un po' rock con la neve che cadeva copiosa per tutto l'inverno non potevo certo mettermi i Moon Boot, che per inciso SONO LA MORTE. Cioeh, io ve lo dico. 
Noi qua in montagna, quelli che dalle città ci arrivano su coi Moon Boot osceni (anche quando non c'è neve, ma perché lo fate, PERCHE'?), beh insomma noi li prendiamo in giro. 
Pesantemente. 
Ho capito che siete qua in settimana bianca e lo scarponcino lo sfruttate poco, poi al ritorno in città.
Però. 
Dai EH.
Mettetevi un anfibio. Una scarpa da trailrunning, uno scarponcino sobrio della Decathlon, un ca**o di Timberland. Non mi interessa. 
Ma il Moon Boot no. 
Siamo nel 2013 porcamiseria. 
Oppure fatelo e verrete sfottuti a vita. 
Sì. 
Ma mi sembra un argomento succoso quindi credo lo terrò per un altro post sugli outfit da neve. 

Proseguiamo dunque. 
Insomma finalmente a 16 anni riesco a convincere la madreh a comprarmi i Dr. Martens. Neri, classici. Quelli originali ovviamente perché io già lì dovevo cagare un po' il ca**o.  
Insomma li prendo e pure un numero più grande così ci metto il supercalzettone di lana (forse anche doppio), e insomma col mio stile un po' grunge e i miei Dr. Martens ci passo tranquilla asciutta e al calduccio ben due inverni. 
Poi più nulla. 
Comincio l'università e vengo proiettata nel fantastico mondo urbano, non c'è più bisogno di scarpe col carroarmato per sfidare il ghiaccio, Urrà! 
Non ho più bisogno di uscire bardata come il Dottor Zivago per la neve, posso anche essere carina! 
E scopro le ballerine. 
E col grande freddo, scopro gli stivali di pelle, tipo da cavallerizza. 
Amore a prima vista. 
Ma per far ritorno tra i Monti, devo rassegnarmi all'anfibio. 
Che non metto perché mi sembra troppo grossolano, TROPPO. 
Sono una cittadina, ora. 
Poi arrivarono gli Ugg ma quella è un'altra storia. 

Ma io che sono comunque una persona saggia, e SO che prima o poi tutto torna (grazie mamma che invece di buttare le famose bomboniere, hai buttato via i tuoi Montgomery e  i cappotti nuovi o il giacchino tartan, grazie di cuore proprio) i miei Dr. Martens li ho conservati. 
E già l'anno scorso c'era un po' il presentimento che sarebbero tornati in auge, ma io ero troppo presa per la mania per le Clarks per accorgermene. 
E insomma eccoli qua, vedo che impazzano alla grande su blog e Instagram vari e tutti li indossavano già ad agosto anche se fuori facevano 36 gradi e il piede rinchiuso lì dentro col caldo secondo me cominciava ad assomigliare a una fetta di gorgonzola ma insomma il gorgonzola non è trendy come il sushi quindi lasciamo perdere (ma come fanno a metterseli col caldo?). 

Detto questo. 
Coi look e lo stile grunge che va molto quest'anno, lo scozzese, il nero eccetera eccetera ce lo vedo proprio bene, quindi perché non rispolverare sto benedetto anfibio, tirarlo fuori dall'armadio e sfruttarlo per quest'inverno? Perché non so con cosa metterlo. 
Perché mi sembra di avere un piede gigante e l'ultima volta che li ho messi mille miliardi di anni fa erano coperti dai pantaloni a zampa e per effetto ottico il piede sembrava più piccolino. 
Ma adesso, con sti skinny, o i chino. Che si fa? 
Mi sento esposta. 
Mi sento come una gigantessa.
Non sembrerò il pagliaccio Baraldi? 
Finora mi sono limitata a tirarli fuori dalla scatola, girarli e rigirarli e guardarmeli per bene e a rimetterli nella scatola. 
Mi manca l'ispirazione. 
Anche perché i miei sono il modello alto, non vorrei sembrare Sid Vicious col piede da clown. Ora vanno molto quelli bassi tipo stringata che sembrano decisamente "meno pesanti" in un look e anche più semplici da abbinare. 
Ma i miei? 





Escludo CATEGORICAMENTE l'anfibio con gamba nuda e gonna. 
Parlo per me, ovviamente. 
Con la calza bella coprente potrebbe anche starci, però l'effetto cotechino è sempre dietro l'angolo (parlo SEMPRE per me. Ma quando ricomincia zumba?). 
Non mi resta che metterlo coi pantaloni, coi colori più scuri che mi ispirano di più. Ma tipo i cargo? Gli skinny? 
Ecco qualche proposta (e vabbeh, loro son sempre delle gran faighe, io sembrerò certamente la sorella brutta di Courtney Love). 
Stay tuned!


  

da sin. fashionvibe.com - gabion12th.com - glambistro.com - Elisa Taviti on chicismo.it 

Quando supererò il trauma da macchina fotografica, magari riuscirò a postare qualche foto. 
SEH come no.

venerdì 11 ottobre 2013

Winter is coming/Polyvore

Thè caldo e copertina. 
Qua fa UN FREDDO CANE. 
E naturalmente cosa c'è di meglio di un bel parka tipo questo, per combattere il gelo in arrivo? 
Mi dispiace ma sfido CHIUNQUE a dire che un cappotto in panno è meglio di un giaccone in piumino come questo (e qua sui vari blogghe, ne ho sentite parecchie dire così. Col cappottino alla francese siete tanto bon ton e carine, ma - scusate il gergo da camionista - diventate anche dure dal freddo). 

Winter is coming


Bersagli facili e Isabel Marant pour H&M

Premettiamo che nei momenti di sconforto da Università comincio sempre a fantasticare su una possibile carriera in qualche colosso dell'abbigliamento, tipo che ne so H&M, Zara, Mango, Calzedonia.
Qualche anno fa, presa da un raptus ho cominciato a scandagliare i siti di questi marchi cliccando alla voce LAVORA CON NOI. Mi si è aperto un mondo. Vedevo tutto rosa (e il rosa ci piace, un rosa cipria però).
Ah ma allora di lavoro ce n'è!
E guarda che nomi fighi!
Altro che commessa! Sales advisor! Department manager!
Guarda come sono tutti giuovani, carini e collaborativi!
E puoi fare carriera e salire in cima alla piramide, se sei uno in gamba!
E da H&M ti fanno pure vedere i video della serie YES YOU CAN! E dopo due minuti pensi ma chi, io? Proprio io? Potrei farcela, Sìì!
Potrei iniziare come commessa (ma i commessi ce l'hanno lo sconto del 20%?) e poi se sono brava diventare responsabile di reparto (ma i responsabili di reparto ce l'hanno lo sconto del 20% ?) e poi responsabile di negozio (ma i responsabili di negozio ce l'hanno lo sconto?) e poi finire a fare robe trendy tipo supervisore di qualcosa (i supervisori - sconto - EH?) e poi infine manager (beh i manager non hanno bisogno dello sconto perché c'hanno un sacco di danari e sono onesti e pagano tutto a prezzo intero. Ma mi sa che ce l'hanno lo sconto).
POTREI FARE CARRIERA DA H&M!
E' così facile cazzarola! Come ho fatto a non pensarci prima? Altro che università!
E perché nessun altro ci ha pensato?
E ti ritrovi lì in pigiama con una maglia imbarazzante della tuta, come un'ebete alla scrivania con le braccia alzate stile DiCaprio Sono il re del mondoo!

Ma guarda te che buontemponi sti scandinavi. Sarà vero?
Sembra troppo bello per essere vero.
Ma magari sì.
Comunque io alla fine, l'anno scorso sempre durante un altro raptus isterico da tesi ho mandato la mia candidatura a Calzedonia per fare l'assistente alla tizia addetta stampa. Con una laurea in Editoria, ho fatto stage in radio, conosco 2 lingue straniere, ho lavorato parecchio come commessa (serve?).
Magari mi raccolgono che ne so.
Per uno stage o cose così.
Compilo il form, allego il mio bel CV in pdf, scritto con cura senza dimenticare nulla 'ché la mia amica Giulia che lavora alle risorse umane in un'azienda very important di Milano si è raccomandata di mettere dentro tutto anche se hai fatto la cameriera/commessa e anche le attività di volontariato in team Che fai sempre bella figura.
La mia carriera spiccherà il volo!
Sì.
Sì me lo sento.



NON MI HANNO MAI RISPOSTO.
Mai.
Neanche una mail di quelle standard con scritto "le faremo sapere".
Vaffanculo Calzedonia.
Non comprerò mai più niente da te.
E neanche dalle altre tue aziende. Tezenis. Falconeri. Intimissimi.

No vabbeh dai, Intimissimi sì.

Solo ai saldi però.


Insomma tutta sta pappardella per dire che in fondo forse sono un bersaglio facile.
Basta un video con facce sorridenti per farmi davvero credere che potrei cambiare la mia vita così.
Mi basta essere bombardata da immagini di un qualsivoglia capo d'abbigliamento, che dopo qualche reticenza iniziale finirò per accettarlo e dire Massì mi piace. 
Ma soprattutto, LO COMPRO.
Tipo le slippers (ma quelle non le ho ancora comprate).
Tipo gli Ugg (sì lo so, ne parlo anche qua ma cosa credete, all'inizio proprio li odiavo).
Tipo i pantaloni a sigaretta quando hanno cominciato a fare timidamente la loro comparsa in mezzo a orde di pantaloni a zampa, quando ancora andavano di moda. (Pantaloni a zampa? What is pantaloni a zampa?). 
La bustina matelassè che ho detto NO/PASSAPAROLA mi fa anziana e poi ho ceduto (ma la mia è di Mango).
Cose così insomma.
Quelli della pubblicità - come direbbe mia nonna, insomma quelli - sono bravi per la miseria.
Ti mettono giù le cose che zac e tac, ti vien voglia di comprarle. 
O addirittura di andare a vederle.
Anche solo di prendere in mano una clutch, per quanto orribile essa sia. Ma sei come attratta da lei e intanto pensi mammaoh se è brutta, andiamo a vederla da vicino... Poi naturalmente hai il neurone croce rossa che arriva subito e dice NO NON LO FARE, E' PUR SEMPRE UNA CLUTCH DI ANNA DELLO RUSSO PER H&M, POSALA  METTI LE MANI IN ALTO E NESSUNO SI FARA' MALE. 

Anche se sono un bersaglio facile, devo dire però che non sono una di quelle che va in visibilio per le collaborazioni tra un marchio cheap come H&M e i vari Jimmy Choo, Versace, Marni solo per citarne alcuni.
Forse non conosco abbastanza la storia e tutte le collezioni di questi marchi per poter apprezzare appieno questo tipo di collaborazioni e comprendere del tutto chi vuole a tutti i costi avere un capo del repertorio di un dato stilista. 
Credo che molti prodotti di queste collezioni limitate siano un po' troppo d'avanguardia per essere compresi dal grande pubblico. 
Sono capi dallo stile ricercato, a volte troppo, che comunque vengono riprodotti con materiali di qualità inferiore rispetto agli originali, e spesso anche la fattura non è ottima (ricordo di aver letto dei post in giro sui pantaloni di Marni per H&M, la cui vestibilità era davvero pessima). 
Marni è Marni, Marni per H&M è un'altra cosa. 
Di positivo c'è che grazie a queste limited edition si ha la possibilità di avere (se si ha cu.. ehm fortuna, perché spesso vanno esaurite in tempo zero) un capo cult di un determinato stilista a un prezzo inferiore. 
Con tutte le variabili del caso dette prima (vestibilità/fattura diverse).
Stiamo pur sempre parlando di H&M.
Comunque.
Il 14 novembre dovrebbe uscire la collezione della parigina Isabel Marant per H&M.
Ho guardato qua e là la preview della capsule collection.
Ci sono ovviamente delle rivisitazioni dei capi cult di questa stilista, maglioni e stampe navajo, frange su stivali e pantaloni in pelle. Non ho visto le celeberrime sneakers con la zeppa (che per inciso aborro, sneakers + zeppa =  perché?) e grazieaddio perché ormai di brutte copie di queste ne abbiamo viste di ogni e per favore almeno tu H&M risparmiaci questo scempio TE PREGO, anche se non è detto visto che la scarpa zeppata è proprio uno dei cavalli di battaglia della Isabella.
Ci sarà la coda in ogni negozio il giorno dell'uscita della collezione, come è stato per Marni o per Lanvin?
Chi lo sa.
Personalmente credo di no. Che una stilista così boho attiri una clientela piuttosto selezionata che non scende necessariamente a compromessi visto il prezzo degli abiti, è certo. Quindi non penso che attirerà le masse (e graziealcielo visto che non voglio sapere dove andrebbero a finire quei pantaloni bianchi di pelle coi laccetti laterali, navajo quel che ti pare, ma anche molto balcani style secondo me) anche perché solitamente i prezzi sono comunque piuttosto alti rispetto alla media di H&M. 

Personalmente trovo carino il cappotto in lana con cappuccio e il giacchino col risvolto in pelle e cintura in vita, che comunque credo non acquisterò per 2 motivi: uno. perché sono ancora in esilio forzato e l'h&m più vicino è tipo a 200 km da qui, due. perché ho messo gli occhi su un montgomery di benetton davvero davvero D A V V E R O carino.

Ma ora che ci penso. Se alla fine i fossi diventata una commessa di H&M,  e avessi avuto lo sconto del 20%, li avrei comprati? 
Chissà se avrei avuto lo sconto, però. 



Isabel Marant h&m


martedì 1 ottobre 2013

Odi et amo: UGG

Pepi buona/ecco qualche idea per indossare gli Ugg senza rinunciare a un pizzico di stile, restando sempre comode e calde, soprattutto! 
Io li abbino così. 
Più avanti trovate tutto il mio monologo (della evil Pepi) interiore sul right to wear Uggs. 
Ma se vi basta il set, ecco qua.

Warm&Comfy



Pepi cattivissima Me/Ordunque, era da un po' che pensavo a un post come questo difesa di questi poveri e indifesi amici morbidosi. 
Prima di proseguire con questa mia filippica sugli UGG, voglio dirvi che SO che li odiate, che sono brutti, che somigliano alle scarpe di Goku di Dragon Ball (o almeno così mi dicono i miei amici nerd che a 26 anni ancora guardano Dragon Ball) o alle scarpe dell'uomo del Similaun. 
Però diamo loro atto, che pur essendo bruttarelli, fanno comunque il loro sporco lavoro, e lo fanno egregiamente: tengono caldo. Molto caldo. 
E scusate se è poco. 
Scusate se qua d'inverno si toccano - 13° ( m e n o T R E D I C I g r a d i ). 
Scusate se in molte città della Bassa c'è l'umidità del 300% e mi sembra di essere Reinhold Messner sul Nanga Parbat. 

Questi cosi, signore e signori offrono morbidezza, comodità e calore tutto in uno, non possono essere anche belli! 
E so, lo so per certo, che molte di voi hanno pensato di acquistarli. E ci hanno pensato di nascosto perché Sì sono oggettivamente brutti, ma io amiche vi dico NO! LIBERIAMOCI DALLA SCHIAVITU' DEL PIEDE A POLARETTO! DELLO STRATO DI CALZE/INI SPESSO COME LA COFANA DI MOIRA ORFEI! 
Vi garantisco che non sareste comunque ridicole, non più di tutta quella gente che si mette i mocassini con la tuta da ginnastica, delle temerarie che vanno ancora in giro con la tuta di ciniglia, o delle highlander che non si arrendono e continuano ad andare in giro con borse bianche. O con le scarpe di pelle, bianche. Ho i brividi. 
Insomma esistono personaggi che ne combinano di tutti i colori e nessuno dice loro nulla, ORA... perché io non dovrei mettermi gli Ugg? 
E ve lo dice una che non ha proprio il piedino da fatina, porto un 40 perdiosantissimo. 
Chiaro CHE non siano adatti a ogni occasione, non dico che la sera di Capodanno mentre siete lì tutte in tiro con la vostra flute di Moet Chandon dovete avere i piedi avvolti in queste palle di montone. 
Ma in molte altre circostanze vi salveranno dall'assideramento. Fidatevi. 

Un piccolo appunto un po' snob. 
Gli Ugg son già brutti di loro, e in giro si trovano tante imitazioni cheap davvero orride. Oscene. Improponibili insomma. E che si deformano solo a guardarli facendo quella piega da "scalcagno" vicino al tallone. 
E che si bagnano. 
Si inzuppano.
Quindi vi consiglio, se proprio vi siete decise, di non prendere proprio quelli più smarzi in commercio. 
Ora io non so, i miei sono Ugg originali, ce li ho da qualche anno ormai, hanno preso l'acqua ma sono ancora perfetti e non mi sono mai e dico MAI bagnata i piedi, neanche in mezzo alla neve (cosa che non si può proprio dire dei loro parenti alla lontana, gli emu anche se vedo ora dal sito che quest'anno hanno aggiunto il brevetto water resistant. Boh). 
Però per stare più sicura io dall'anno scorso quando li pulisco ci spruzzo anche una specie di impermeabilizzante apposta per il montone, costa tipo 7 euro e almeno così sto tranquilla se viene giù il diluvio universale all'improvviso. 

Oddio non ci credo che ho fatto un post sugli Ugg. L'ho fatto davvero. 
Meno male che la mia identità è celata. (parac*la!)



venerdì 20 settembre 2013

#VFNO Milano: the poraccia version

Sì mie care, ANCHE IO come milioni di persone martedì sono andata a Milano per sta benedetta Vogue Fashion's Night Out. Notare che io sono andata a Milano due volte in tutta la mia vita, ognuna per non più di sei ore giusto il tempo per fare il giro di qualche museo o della Pinacoteca dei Brera (per esempio) e che non ho mai visto da vicino il mondo scintillante della moda, se non attraverso le pagine delle riviste o lo schermo del pc.
Comunque quando la squinzia di una società che organizza eventi mi ha mandato l'invito per sta VFNO alla modica cifra del costo dell'autobus (ebbene sì, andiamo in corriera, siamo eco-friendly così risparmiamo sull'emissione di CO2, non dobbiamo zmaronarci alla rizerca di parchezzio-sì perché se organizzi eventi c'è sta specie di rotazione consonantica per cui le G e le C diventano Z...boh- ma soprattutto, siamo anche un po' gita di anziani al santuario di Pietralba), io ho detto Sì, ci sto. 
Ne è conseguito il panico da outfit, perché non volevo assolutamente sfigurare in mezzo a tutti i fashion victim che avrei incontrato sull'autobus da pellegrini, e poi boh insomma Milano è Milano bisogna essere presentabili, inoltre volevo anche andare a vedere ste benedette blogger (quelle VERE) e nel caso in cui fossi finita nell'inquadratura di qualche macchina fotografica dei fidanzati delle suddette, anche in mezzo alla ressa avrei voluto essere quantomeno dignitosa. 
Quindi dopo pochi tentennamenti a mille paranoie meteorologiche soprattutto da parte della mia fida compagna di pellegrinaggio Black Swan (pioverà? farà freddo? farà caldo?) ho optato per un jeans skinny dal lavaggio scuro, una canotta ampia e bianca in una sottospecie di chiffon, giacchino strutturato nero, ballerina e bustina entrambe in pelle nera. Capello un po' come veniva. 
Volevo osare il biker ma temevo l'effetto sauna (siamo a settembre ed è fine estate, però sta arrivando l'autunno, quindi??) e in effetti una volta giunta lì mi sono accorta di essere finita alla Fiera del biker. Biker neri, biker marroni, biker in pelle, coi brillantini, con le borchie, con brillantini&borchie, alti, bassi. Coi jeans, coi leggings, con i vestitini, con gli shorts (anche no, mi fanno un po' Daisy Duke di Hazzard) insomma di tutti i tipi. E io con la mia ballerina superflat che in realtà verso mezzanotte avrei tanto voluto aver messo i biker. 
Compagni pellegrini di viaggio dell'autobus - creatività non pervenuta. 
E meno male che la quasi totalità di questi studia cool hunting, styling, visual merchandising e roba trendy insomma. Le tizie avevano degli abbinamenti improbabili di cose già viste, gonna ampia e lunga con le converse, vestitini micro e biker (appunto), una tizia tipo Beth Ditto con abito dorato da Ferrero Rocher (do you know Beth Ditto?) tamarri con capelli da guido stile Jersey Shore, solo due tizi erano effettivamente carini, lei con pantalone chino, camicia in chiffon avorio, giacchino in tweed con toppe e Church in vernice con calzino da nerd, lui con camicia bianca e pantaloni pigiama e stringate. 
Da notare che la tizia in autobus con noi, osannata per tutto il tempo dalle altre squinzie come stylist era vestita praticamente come me (e allora, la novità dove sta? Così siamo capaci tutti), a parte la gran faccia da cool (più da cool della mia) col rossetto rosso che di sicuro non era un rouge 999 di Dior (io non ho osato mettere il rossetto per non accentuare la mia suddetta faccia da cool). 
Insomma oltre a constatare che è tutta una questione di attitude (basta crederci), e che in realtà sta VFNO non era altro che una notte bianca (E CHE TE CREDEVI??) dove in mezzo alla ressa ti danno assaggini (quali assaggini? Ho visto gente girare con lo spumante in mini bottigliette faighe, il Martini e il Campari, ovviamente secondo la legge di Murphy quando arrivavo io il cameriere aveva appena finito il beveraggio e aveva il vassoio vuoto io ho beccato solo la birra da Gap, io non bevo birra ma vabbeh dopo 2 ore di pellegrinaggio va bene anche la birra), le più fortunate che non arrivano tardi con l'autobus riescono ad accaparrarsi una fast manicure da Dior, o della Essie ma NOI NO (mi dispiace sto chiudendo il corner proprio ora) perché siamo partite troppo tardi dato che la squinzia in gonnellona, converse e bustina con manici in seta nera coi brillocchi de plastegon da mercatino ERA IN RITARDO. 
Ho capito che la gente fondamentalmente ha questa venerazione per quelli famosi che sembra siano Re Mida e ogni cosa che toccano sembra diventi oro quindi è normale stare ore sotto un negozio in attesa che il rapper del momento lanci borsette e cappellini dal quarto piano. Che quelli che comprano realmente durante sta serata sono comunque pochissimi, per la gran parte stranieri (maledette giapponesi che mi avete dato una borsettata sul malleolo con una busta enorme del negozio di Balenciaga). E che il non poter comprare niente o perché costava un occhio o perché i negozi abbordabili erano strapieni di gente, beh mi ha fatto sentire solo più triste. 

Vabbeh. 

L'importante è accontentarsi. Almeno ho beccato qualche shopper omaggio, da vera pellegrina quale sono. 









Giusto per fare la phaiga qua a casa tra i monti. 

domenica 15 settembre 2013

Delle commesse ignoranti e altre baggianate.

Ordunque care amiche e cari amici, ci ritroviamo ora a sproloquiare riguardo l'annosa questione delle COMMESSE INCOMPETENTI, quelle benedette addette alle vendite che in realtà ben poco si intendono dei prodotti che vendono, della serie NeSoDiPiùIOCheMiSmaronoSuInternetPrezziTaglieColori. E guardate che io ho fatto la commessa di abbigliamento per moolte estati qua nella mia valle piccinapicciò (e pure con una divisa alquanto d i s c u t i b i l e), quindi se faccio la supponente è perché dico che sì, un mondo dove le commesse sappiano di cosa-stiamo-parlando is possible.
Quante volte sono entrata in un negozio facciamo toh di bbborze, e mi sono ritrovata davanti a sguardi attoniti di una commessa che non sapeva nemmeno di cosa stessi parlando, che non mi sapeva distinguere una hobo da una shopper, allegramente ignara di cosa fosse una clutch (ma questo lo suppongo soltanto, poiché per mia immane sfortuna non ho mai avuto l'occasione di entrare per chiedere di una clutch, sono una poraccia in realtà) e che mi andava in stato confusionale con le tonalità di colori (l'azzurro polvere, QUESTO SCONOSCIUTO).
Ho visto commesse che alla richiesta "scusi vorrei vedere le stringate" hanno risposto con uno sguardo smarrito farfugliando poi "stringate ma ehm qual-come son... me ne indichi un paio...", ho visto commesse in seria difficoltà a produrre frasi di senso compiuto (e taupe si pronuncia /ˈtoʊp/ non taauupee! Se non avete idea di cosa sia il taupe-detto comunemente talpa, ecco qua fatevi una cultura). 
O tipo la slavona da Furla (e qui faccio riferimento a una città del Veneto che ehm ehm conosco bene per motivi di studio, ndr) che ha SERI problemi con la lingua italiana. Problemi che a quanto pare ha pure la slavona da Pollini. O da Desigual (lascio passare solo quella da Desigual visto lo stile da daltonico, ma Furla PERCHÉ una slavona, perché? Ho capito che vuoi aprirti alla clientela dell'Est perché sei international, ma sai anche tu che ti venderebbe solo borse bianche e orride, perché? No Furla, shame on you. Furla chiamami e non te ne pentirai). 
L'incompetenza di questo tipo è a mio parere più sopportabile dell'incompetenza aka stronzaggine della commessa cosiddetta anziana e/o saccente (tipo spesso presente dalle mie parti nella Valle dove ti sorridono i monti e ti sorridono non perché sei sotto sostanze allucinogene): la commessa che presenta un capo più o meno discutibile con un "QUESTO VA MOLTO, NE HO VENDUTI TANTI" (cosa che in realtà peggiora solo la situazione) o un "SI USA ADESSO" oppure, questo è il mio preferito nel caso in cui in negozio non abbiano ciò che cerco, tentano di propinarmi una squallida alternativa e al mio sguardo perplesso rispondono con un "NO MA SE TU GUARDI LE RIVISTE QUESTO ANDRÀ MOLTO EH, IL COLOR ARANCIO IN UNA TONALITÀ ABORTO DEL TANGERINE" ...allora, NOH. Noh bbella (e qui, esce la Tina Cipollari che è in me) tu a me così non me lo dici. Tu che hai dei seri problemi con sti cinturoni elastici col fibbione che manco fossimo nel 2006. Tu che hai 50 anni e ti tatui la farfallina o il poco banale segno zodiacale sul polsino del braccino, che quando non ti vede nessuno probabilmente leggi Intimità o Confidenze e ti rasi i capelli da un lato sopra la tempia perché fa gggiovane. Ciao amica e vaffancuore.
Detto questo care amiche psicotiche che come me passate il tempo a spulciare vari siti per trovare il vostro oggetto del desiderio o studiarlo più da vicino, armatevi di pazienza perché spesso questo mondo non ci capisce, non comprende noi anime pie che controlliamo e ricontrolliamo su internet per ORE imparando i cataloghi a memoria per poi partire e battere a tappeto vari negozi sperando di andare a colpo sicuro (nel caso n.1 per comprarlo direttamente lì, oppure-sì è un pò da poraccia-caso n.2 per vederlo dal vivo/controllare la taglia ecc e POI ordinarlo online da casa, visto il prezzo più conveniente). Naturalmente in questi casi ci vuole un po' di faccia tosta, qualche storiella magari farcita da riferimenti alla famiglia stile Carramba che sorpresa "Sa è un regalo per mia sorella, volevo provare sta ballerina di Ferragamo perché portiamo lo stesso numero". Durante una capatina da Folli Follie con un'amica poraccia like me, dopo essere entrata solo per lustrarmi gli occhi e sentendomi inizialmente una VERA PEZZENTE ho addirittura deciso di sfoggiare una bella faccia di bronzo e di chiedere di poter vedere la Marcie da vicino, ma dopo aver visto la qualità scadente del pellame di Chloé ho subito parato l'attacco della commessa con un "belllliiiissima ma sono poco convinta del colore, sono indecisa! Anche perché sa, di nera ho già la PeekaBoo*,che faccio? Guardi ci penso" che dio mi fulmini se ho nominato la Fendi invano. 




*Voi sapete cos'è la Peekaboo. 
Non potete non saperlo. 
E comunque no, non ce l'ho davvero la Peekaboo.