E quindi ecco.
Mi sposto.
Vado di là, verso l'infinito magico mondo di Wordpress e oltre.
Nella speranza che un nuovo tema, una nuova dashboard mi illuminino anche per capire chi sono.
Ero una che voleva solo un blog. Una che faceva la modesta ma due foto per fare la marchetta e avere due borsette gratis, le avrei fatte. Una che all'inizio ci credeva, che magari l'avrebbero letta, e che non pensava fossero tutti fatti con lo stampino, 'sti blog. Tutta questa gente che si fa le foto, con le stesse descrizioni di una povertà grammaticale imbarazzante, le stesse categorie, fantomatici Lifestyle e Travels e intanto selfie compulsivi o sponsorizzazioni a gogo di prodotti. Per non parlare dell'inglese maccheronico.
Che tristezza.
Voglio finire così?
No.
[Ma per una borsa di Fendi farei questo e altro].
E quindi che m'invento?
Youtube no, che c'ho la parlata troppo rapida e la cadenza trentina, per carità.
Cucino ma sono troppo selettiva, mi trucco ma non troppo, mi vesto ma mi stufo.
E quindi, di che scrivo?
Di cazzate.
Fatta.
Ci vediamo dall'altra parte.
martedì 16 giugno 2015
giovedì 30 aprile 2015
SEO e fregnacce
Proprio oggi, proprio ora che sto cercando di cambiare qualcosa, di fare questa benedetta migrazione, di cercare un nuovo nome, mi vengono un sacco di ispirazioni e di idee per cose altre.
Tipo sui post.
E sulle crisi d'identità.
Quindi uniamo l'utile al dilettevole e facciamo un post sulle crisi d'identità.
E sul fatto che se prima la cosa fondamentale di questo blog era la privacy e il non voler essere trovata, raggiunta anzi riconosciuta, ora mi rendo conto che la fregola delle visualizzazioni c'è. Perché ho capito che molti mi leggono e nessuno commenta (e te credo, cosa c'è da commentare su articoli che parlano di aria fritta?), però sarebbe carino avere un qualsiasi altro riscontro che non siano visualizzazioni in massa dal Sudamerica. Hola amigos!
Quindi, detto questo, bisogna ottimizzare i titoli e i contenuti del blog in modo che gli articoli siano facilmente reperibili sui motori di ricerca (altrimenti detta SEO). E trovare dei titoli specifici.
E concentrarsi su un solo argomento.
Ed essere precisi.
Ed essere chiari.
Ma io non sono Benedetta Parodi, e nemmeno la Ferragni.
Io scrivo del nulla cosmico!
Come posiziono le mie fregnacce sul web?
Uffa.
Tipo sui post.
E sulle crisi d'identità.
Quindi uniamo l'utile al dilettevole e facciamo un post sulle crisi d'identità.
E sul fatto che se prima la cosa fondamentale di questo blog era la privacy e il non voler essere trovata, raggiunta anzi riconosciuta, ora mi rendo conto che la fregola delle visualizzazioni c'è. Perché ho capito che molti mi leggono e nessuno commenta (e te credo, cosa c'è da commentare su articoli che parlano di aria fritta?), però sarebbe carino avere un qualsiasi altro riscontro che non siano visualizzazioni in massa dal Sudamerica. Hola amigos!
Quindi, detto questo, bisogna ottimizzare i titoli e i contenuti del blog in modo che gli articoli siano facilmente reperibili sui motori di ricerca (altrimenti detta SEO). E trovare dei titoli specifici.
E concentrarsi su un solo argomento.
Ed essere precisi.
Ed essere chiari.
Ma io non sono Benedetta Parodi, e nemmeno la Ferragni.
Io scrivo del nulla cosmico!
Come posiziono le mie fregnacce sul web?
Uffa.
mercoledì 29 aprile 2015
L'Odissea. Parte uno.
Ritrovarsi su Wikihow per cercare un nome dignitoso per il nuovo blog: fatto.
Dignità: non pervenuta.
Nuovo mood: oscillare tra momenti di assoluta convinzione di spaccare col blog diventando il BeppeGrillo Severgnini delle studentesse frustrate e il profondo sconforto dato dalla consapevolezza che tanto non mi leggerà nessuno.
Si stava meglio quando si stava peggio e quando uno a sedici anni poteva farsi MySpace con le foto trash antenate dei selfie e le canzoni dei Green Day e sentirsi cool, e soprattutto con la convinzione che qualcuno, a Omaha o giù di lì, ci avrebbe letto.
Bella storia.
Dignità: non pervenuta.
Nuovo mood: oscillare tra momenti di assoluta convinzione di spaccare col blog diventando il Beppe
Si stava meglio quando si stava peggio e quando uno a sedici anni poteva farsi MySpace con le foto trash antenate dei selfie e le canzoni dei Green Day e sentirsi cool, e soprattutto con la convinzione che qualcuno, a Omaha o giù di lì, ci avrebbe letto.
Bella storia.
martedì 28 aprile 2015
Sentirsi responsabili
Da grande omonimia derivano grandi responsabilità.
Soprattutto sul web.
E fu così che dopo lo sconforto di scoprire che il nuovo titolo che avevo scelto per il blog era già stato preso da una gang di cinesi dai sorrisi smaglianti e lo sfondo kitsch, che non ho capito per quale motivo vanno a prendersi un dominio web in italiano, mi sono messa alla ricerca di nuove ispirazioni per il titolo.
Una cosa concisa, carina, che parli di tutto e di niente. Come questo spazio, per l'appunto.
Dove faccio un po' di tutto e un po' di niente. Dove viaggio poco e leggo molto, dove sperpero parole per parlare di borse e acque micellari e dove mi perdo in chiacchiere inutili su cose serie. Credo.
Eccomi dunque alla ricerca di un nuovo nome. Alla ricerca della mia identità. Il titolo ufficiale che avevo scelto in realtà è già un sito di una band di quarantenni che si esibiscono nella provincia di Cuneo, anche al primo maggio se volete, in un locale dove però dovrete farvi la tessera Arci.
7 euro, per dire, eh!
Il titolo alternativo è un sito dove fanno decoupage e cose di feltro.
E quindi vado alla disperata ricerca di un'alternativa, partendo dal mio nome, e scopro che oltre a essere un motore di ricerca, sono un'azienda che produce sistemi di illuminazione a LED, un hotel di Firenze 3 stelle superior (rinnovate quel sito, per dio! è imbarazzante!) una sedicenne che ha vinto un talent, una casa editrice, una graphic illustrator (Ciao! Sei brava!), e sono anche un personaggio di un videogioco giapponese.
Ma perché gli asiatici stanno in fissa col mio nome?
Che ansia.
Stay tuned, l'epopea non è che all'inizio!
Soprattutto sul web.
E fu così che dopo lo sconforto di scoprire che il nuovo titolo che avevo scelto per il blog era già stato preso da una gang di cinesi dai sorrisi smaglianti e lo sfondo kitsch, che non ho capito per quale motivo vanno a prendersi un dominio web in italiano, mi sono messa alla ricerca di nuove ispirazioni per il titolo.
Una cosa concisa, carina, che parli di tutto e di niente. Come questo spazio, per l'appunto.
Dove faccio un po' di tutto e un po' di niente. Dove viaggio poco e leggo molto, dove sperpero parole per parlare di borse e acque micellari e dove mi perdo in chiacchiere inutili su cose serie. Credo.
Eccomi dunque alla ricerca di un nuovo nome. Alla ricerca della mia identità. Il titolo ufficiale che avevo scelto in realtà è già un sito di una band di quarantenni che si esibiscono nella provincia di Cuneo, anche al primo maggio se volete, in un locale dove però dovrete farvi la tessera Arci.
7 euro, per dire, eh!
Il titolo alternativo è un sito dove fanno decoupage e cose di feltro.
E quindi vado alla disperata ricerca di un'alternativa, partendo dal mio nome, e scopro che oltre a essere un motore di ricerca, sono un'azienda che produce sistemi di illuminazione a LED, un hotel di Firenze 3 stelle superior (rinnovate quel sito, per dio! è imbarazzante!) una sedicenne che ha vinto un talent, una casa editrice, una graphic illustrator (Ciao! Sei brava!), e sono anche un personaggio di un videogioco giapponese.
Ma perché gli asiatici stanno in fissa col mio nome?
Che ansia.
Stay tuned, l'epopea non è che all'inizio!
domenica 17 agosto 2014
Di quella volta che non ho scritto sul blog per quasi sei mesi
Eccomi qua.
I'm back.
Sono tornata perché è da tutta la settimana che penso "ma e il mio blog?" a cui seguiva normalmente un "naaah a chi vuoi che gliene freghi di leggere le mie idiozie" e INVECE NO.
Stamattina mi sono alzata con seicento cose da fare, e naturalmente quando uno ha milioni di cose da fare che sono lì che si accumulano e le scadenze si avvicinano, qual è la cosa più saggia da fare? MA AGGIUNGERE ALTRE COSE DA FARE ALLA (già lunghissima) LISTA, ovviamente!!
Insomma ecco, con tutte le cose che avevo da fare, mail da mandare all'università di Innsbruck per il mio periodo di studio lì questo autunno, piccoli dettagli da definire come TROVARE ENTRO BREVE UNA CASA-UN PONTE-UNA FABBRICA DISMESSA di Loacker dove poter alloggiare durante il mio periodo austriaco, scrivere alla mia università, studiare per un esame di settem... (pffff WHAT'S STUDIARE?!), prendere questo dannato sole finché c'è e si degna di palesarsi che non posso arrivare a settembre bianca come una mozzarella, decidermi finalmente a comprare online un portatile decente che (almeno) non muoia ogni giorno e rinasca dalle sue ceneri ogni giorno stile araba fenice perché che ci crediate o no il mio vecchio computer aveva un po' questa tendenza a morire e risorgere il giorno dopo (ancora più rincoglionito di prima) e quindi ho deciso di porre fine alle sue sofferenze, anzi lui ha deciso di porre fine alle MIE decidendo di non accendersi più proprio durante il periodo esami con una tesina pronta solo da consegnare (studenti, You know what I mean), e quindi addio pc, Ciao Chicco, ciao!
Ecco con tutte queste cose da fare, io stamattina decido di aprire e guardare il blog.
Chissà se è ancora lì.
Se mi hanno dimenticato.
Se si è cancellato tutt... Hei, è ancora tutto lì, fico! E ho (occhioni giganti da faccina di whatsapp quella a sinistra, con le guanciotte rosse e gli occhi sbarrati) un SACCO dico UN SACCO di visualizzazioni!
Millemilla!
E non sono visualizzazioni del cavolo ma letture vere e proprie di alcuni post, quelli più corposi!
Sono commossa, davvero.
W o w ragazzi!
Grazie.
Ok, ho avuto un'infanzia con poche esternazioni di affetto quindi con le cose emotive non ci so proprio fare e non starò certo qui a mostrarvi le mie emozioni, che mi vergogno.
Fatevi bastare quel Grazie.
E ora basta con le smancerie.
Let's talk about cose fondamentali nella vita, tipo perché le blogger si mettono i Doc Martens per gli outfit di agosto, o cose ancora più caryne tipo le slip on di Steve Madden (o chi per lui ) e il bordeaux che andrà tanto il prossimo autunno.
Mamma mia ragazzi come sono influenzabile.
Vedo un paio di sgallinate con i loro #ootd su Instagram e subito corro online a guardare dove posso acquistare quello che ho visto.
Anzi no. Guardo Instagram, pondero. Pondero ancora per cercare di capire se quel giubbino di pelle bicolor ghiaccio e blu elettrico mi fa impazzire o no. E nel caso mi faccia impazzire, se dovessi acquistarlo mi farebbe sembrare una badante in gita a Venezia?
Insomma rifletto.
Guardo, mi incuriosisco.
Magari seleziono, passo alla lente d'ingrandimento ogni singola foto che trovo sullo shop online.
Forse forse lo metto anche nel carrello.
Ma non acquisto.
Non subito.
Uhè sono pur sempre pellegrina e squattrinata, c'ho uno pseudo Erasmus da fare, io.
La paga del lavoro estivo quest'anno va tutta in Austria (bestemmiebestemmiebestemmie) a comprarmi cremine bio e sediovuole un Iphone. E il pc. Scrauso.
Che vitaccia.
Senza neanche una Antigona di Givenchy nell'armadio.
Che dico, una semplicissima Postina di Zanellato.
Una poraccia di una borsa di Prada presa all'outlet di Pincopallino.
Ok dopo questo momento Oliver Twist, passiamo alle cose serie.
Q U E S T E .
I'm back.
Sono tornata perché è da tutta la settimana che penso "ma e il mio blog?" a cui seguiva normalmente un "naaah a chi vuoi che gliene freghi di leggere le mie idiozie" e INVECE NO.
Stamattina mi sono alzata con seicento cose da fare, e naturalmente quando uno ha milioni di cose da fare che sono lì che si accumulano e le scadenze si avvicinano, qual è la cosa più saggia da fare? MA AGGIUNGERE ALTRE COSE DA FARE ALLA (già lunghissima) LISTA, ovviamente!!
Insomma ecco, con tutte le cose che avevo da fare, mail da mandare all'università di Innsbruck per il mio periodo di studio lì questo autunno, piccoli dettagli da definire come TROVARE ENTRO BREVE UNA CASA-UN PONTE-UNA FABBRICA DISMESSA di Loacker dove poter alloggiare durante il mio periodo austriaco, scrivere alla mia università, studiare per un esame di settem... (pffff WHAT'S STUDIARE?!), prendere questo dannato sole finché c'è e si degna di palesarsi che non posso arrivare a settembre bianca come una mozzarella, decidermi finalmente a comprare online un portatile decente che (almeno) non muoia ogni giorno e rinasca dalle sue ceneri ogni giorno stile araba fenice perché che ci crediate o no il mio vecchio computer aveva un po' questa tendenza a morire e risorgere il giorno dopo (ancora più rincoglionito di prima) e quindi ho deciso di porre fine alle sue sofferenze, anzi lui ha deciso di porre fine alle MIE decidendo di non accendersi più proprio durante il periodo esami con una tesina pronta solo da consegnare (studenti, You know what I mean), e quindi addio pc, Ciao Chicco, ciao!
Ecco con tutte queste cose da fare, io stamattina decido di aprire e guardare il blog.
Chissà se è ancora lì.
Se mi hanno dimenticato.
Se si è cancellato tutt... Hei, è ancora tutto lì, fico! E ho (occhioni giganti da faccina di whatsapp quella a sinistra, con le guanciotte rosse e gli occhi sbarrati) un SACCO dico UN SACCO di visualizzazioni!
Millemilla!
E non sono visualizzazioni del cavolo ma letture vere e proprie di alcuni post, quelli più corposi!
Sono commossa, davvero.
W o w ragazzi!
Grazie.
Ok, ho avuto un'infanzia con poche esternazioni di affetto quindi con le cose emotive non ci so proprio fare e non starò certo qui a mostrarvi le mie emozioni, che mi vergogno.
Fatevi bastare quel Grazie.
E ora basta con le smancerie.
Let's talk about cose fondamentali nella vita, tipo perché le blogger si mettono i Doc Martens per gli outfit di agosto, o cose ancora più caryne tipo le slip on di Steve Madden (o chi per lui ) e il bordeaux che andrà tanto il prossimo autunno.
Mamma mia ragazzi come sono influenzabile.
Vedo un paio di sgallinate con i loro #ootd su Instagram e subito corro online a guardare dove posso acquistare quello che ho visto.
Anzi no. Guardo Instagram, pondero. Pondero ancora per cercare di capire se quel giubbino di pelle bicolor ghiaccio e blu elettrico mi fa impazzire o no. E nel caso mi faccia impazzire, se dovessi acquistarlo mi farebbe sembrare una badante in gita a Venezia?
Insomma rifletto.
Guardo, mi incuriosisco.
Magari seleziono, passo alla lente d'ingrandimento ogni singola foto che trovo sullo shop online.
Forse forse lo metto anche nel carrello.
Ma non acquisto.
Non subito.
Uhè sono pur sempre pellegrina e squattrinata, c'ho uno pseudo Erasmus da fare, io.
La paga del lavoro estivo quest'anno va tutta in Austria (bestemmiebestemmiebestemmie) a comprarmi cremine bio e sediovuole un Iphone. E il pc. Scrauso.
Che vitaccia.
Senza neanche una Antigona di Givenchy nell'armadio.
Che dico, una semplicissima Postina di Zanellato.
Una poraccia di una borsa di Prada presa all'outlet di Pincopallino.
Ok dopo questo momento Oliver Twist, passiamo alle cose serie.
Q U E S T E .
E ora le domande di rito.
Non sono carine?
Sì.
Ci piacciono?
Sì.
Me la sento di affrontare un animalier alla modica cifra di 100 euro?
Non credo.
Ma Steve, che è un gran simpaticone ha pensato a tutte noi che siamo un po' pignette del vorreimanonposso e Sa, perchè lui LO SA che esiste gente che non va in giro coi suoi trampoli tutto il giorno rischiando di lacerarsi un legamento (hello, me!) o di andarsene in giro con delle slip on leopardate che attenzione ora vi sembrano strafighe nelle foto degli outfit estivi delle varie blogger, ma vi ricordo che in autunno si va di calzino scuro e l'effetto è subito quello di un nonno che va a giocare alla bocciofila (truestory ci siamo passati tutti anche con le Victorias che profumavano di fragola ebbenesì), insomma Steve lo sa e quindi ha ben pensato di fare anche la versione black di tale articolo.
Di cui però io, piccola fiammiferaia de noantri (a.k.a. MAQUANTOMIPIACEUSAREILCORSIVOOGGI), ho scovato la scopiazzatura pure piùccarina su Zalando, di un marchio a me finora sconosciuto, tale Zign.
Eccola qua.
Ora ditemi voi.
A me garba un sacco.
E poi mi farebbe sentire teen ma con classe quelcertononsòcche.
Ciao Steve, scusa se ti ho insultato per i tuoi trampoli quella volta, e grazie di tutto.
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domenica 23 marzo 2014
Cose che non sapevo di volere
Allora sì, eccoci qua, sono ancora viva!
Perdonate l'assenza ma tra una cosa e l'altra qua il tempo passa gli esami si avvicinano enon posso assolutamente permettermi di perdere tempo sono già indietro e qua è pieno di secchioni che mi mettono l'ansia ogni giorno che passa, quindi mi devo tenere al passo di tutti gli altri nerds e finora non ho avuto manco il tempo di scrivere uno straccio di post in tutte queste settimane!
Ma non temete, in questo mese e mezzo ho avuto modo di immagazzinare innumerevoli informazioni e scene trash quindi gli spunti non mancheranno!
Cominciamo il mio rientro sulla piazza del web con una nuova rubrica assolutamente priva di spessore alcuno, ma di grande interesse per tutti (seh, come no) che ho deciso di intitolare COSE CHE NON PENSAVO DI VOLERE.
Ricordiamo anzitutto che sono una persona estremamente diffidente e che da buona acidella nascosta sotto chili e chili di trucco minerale che rendono il mio visino dolce e simpatico, giudico fondamentalmente tutti già dalla prima impressione quindi piacermi "a pelle" è assolutamente FONDAMENTALE per entrare nelle mie adorabili grazie (e scusate l'arroganza da Lil bitch).
Questo accade per le persone e per i prodotti di bellezza, mentre posso effettivamente diventare un pochino più flessibile in fatto di canzoni o cibi (no Sushi, ti odio e continuerò a odiarti finché vivrò, it's a promise).
Nonostante la poca convinzione ho cercato, in precedenza, di dare delle chances ad alcuni prodotti come il latte detergente di alcune marche (paraffinaaa?? HELLO!), la cera idrosolubile in vasetto anziché in rullo (perché? Si sporca OVUNQUE con la cera e la spatola, sembrava ogni volta la scena di un film horror con schizzi color miele ovunque), gli assorbenti della Lines (NO. E amici della Lines, la vostra agenzia pubblicitaria dovrebbe essere denunciata per gli spot che propone. Libera e felice come una farfalla?? Ma vaff...)cose così insomma.
Ora mi sono convertita all'acqua micellare.
Sì amiche, come dice una canzone Another world is possible! Niente occhi che bruciano, il momento strucco è rapido e la pelle è pulita a fondo in pochi istanti (e questo è fondamentale sia che si torni a casa stanche morte dopo una giornata di lavoro, che nel caso si facciano le ore piccole e nonostante la sbornia colossale si abbia ancora una remota parvenza di coscienza civile che prima di andare a dormire oltre a bere 6 litri d'acqua ci fa pensare "MMmerda mi devo struccare", e sappiamo tutte quanto quel momento sia critico, essere sbronze e ficcarsi un dito in un occhio cercando di struccarsi non è il massimo).
Quindi YEEH andate a comprarvi l'acqua micellare.
Io dico Venus, eh.
Ma fate voi.
Vista la mia colossale diffidenza verso l'intero mondo universo, avevo acquistato un'acqua micellare Venus alla modica cifra di 4 euro. Dopo aver finito la mia prima bottiglietta (e averla finita con soddisfazione, ho del latte detergente in bagno che ho lì da quando andavano di moda i Backstreetboys, per dire) ed essere entrata ufficialmente nel mondo della fase strucco seria, ho deciso di acquistare un'acqua micellare da vera Pro.
Mi sono messa alla ricerca di qualche altra acqua micellare, e ho scoperto che il Master di questo "settore" è la Sensibio di Bioderma, 17 euro per 250ml, seguita da quella di Avène 13 euro circa.
Un po' troppo, secondo me.
Alla fine è acqua, no?
Che differenza ci sarà mai tra quella da 5 euro e quella da 17?
Comunque, volevo provarle.
Fortuna vuole che il padre della mia coinquilina sia dermatologo, quindi la nostra amica qui è piena dico P I E N A di campioncini, samples eccetera delle suddette marche.
Un paradiso.
Solo per me, ovviamente,
Per me, figlia di due cristi che con la cosmesi non hanno nulla a che fare.
Per lei naturalmente è più che normale, talmente normale che ha un sacco di cose che praticamente non usa.
Tipo un campioncino di acqua micellare Bioderma da UN LITRO.
UN LITRO.
'Na bottiglia praticamente.
Bitch.
Ma bitch quelli della Bioderma che fanno i campioni da un litro.
Perché i samples da un litro?
Che se ne dovrebbe fare un dermatologo?
Vabbeh, non indaghiamo oltre.
La suddetta coinquilina mi ha comunque gentilmente concesso di provare sta benedetta Bioderma, anzi mi ha proprio detto di usarla che tanto a lei "non basterebbero due vite per finirla".
Eh, in effetti.
Quindi ho provato sta Bioderma, e vi dirò.
Mi ha deluso.
Innanzitutto il profumo, che sa quasi di disinfettante, di ospedale.
E poi il (perdonate il linguaggio snobbone, mi sento scema anch'io a scrivere così ma è l'unico modo per riuscire a spiegarmi in modo chiaro) potere struccante non è lo stesso.
Ci vuole più prodotto di quello della Venus, devo fare più passate e nello sfortunato caso in cui mi finisca nell'occhio, mi brucia un po'.
Inoltre, nonostante sia la versione più delicata, la pelle tira e devo risciacquarmi il viso una volta finito.
Vabbeh, poco male, 17 euro risparmiati per quella casacchina di Mango che ho visto l'altro giorno, yeah!
Quindi dopo essermi lamentata con una mia amica di questa cosa e non volendomi rassegnare a comprare l'acqua micellare della Lycia, il fato ha voluto che alcuni campioncini di Eau Micellaire Avèned fossero recapitati a me... Miracolo!
Sì perché sono deficiente, ho un'amica farmacista e MAI finora mi è passato per la testa di chiederle dei campioncini, che lei tra l'altro BUTTA VIA.
Sì, sono proprio deficiente.
Una deficiente con un sacco di campioncini, yeeeeh!!
Per la cronaca, anche l'acqua di Avène non è male, certamente meglio della Bioderma ma il rapporto qualità prezzo secondo me non è all'altezza di quello di Venus (provatela! E amici di Venus, mandatemi dei campioncini da testare!).
Insomma l'anima pia della farmacista che mi ha portato tutti quei campioncini ha messo nella borsina La Roche-Posay anche una bottiglia gigante di Acqua termale Vichy.
Che è tutt'altra cosa rispetto all'acqua micellare, attenzione!
E quando ho visto sto bottiglione da 300ml, le ho detto "Lola ma cos'è sta roba inutile, portatela via, la mia vita ha senso solo grazie all'acqua micellare, quella termale secondo me è INUTILE".
Grave errore.
Gravissimo errore di valutazione.
Ma l'ho tenuta lo stesso.
E l'ho provata su consiglio della mia amica.
Si può vaporizzarla sul viso quando fa caldo, e lasciarla asciugare o tamponarla con della carta, rinfresca il trucco e non lo scioglie, lascia la pelle morbida e fresca, come pulita (ma come farà? Boh), come tonico non è granché ma se la vaporizzate subito dopo la crema e prima di truccarvi e mettere il fondotinta, l'effetto sarà strabiliante, il trucco tiene un sacco tutto il giorno e il viso sembrerà più luminoso.
Giuro.
Oddio sembro un'invasata a dire ste cose ma credetemi, è vero!
Mah.
Come faccia a fare tutta sta roba, non so.
Magia?
Chi lo sa.
Male comunque non fa.
E a noi ci interessa sembrare naturalmente più pheeghe, non importa come.
Tutto questo per dire: MAI PIU' SENZA ACQUA TERMALE.
E acqua micellare.
Ecco, ho finito.
Anzi, spetta che vi metto una fotina dell'acqua termale della Vichy.
Che carina, eh?
Perdonate l'assenza ma tra una cosa e l'altra qua il tempo passa gli esami si avvicinano e
Ma non temete, in questo mese e mezzo ho avuto modo di immagazzinare innumerevoli informazioni e scene trash quindi gli spunti non mancheranno!
Cominciamo il mio rientro sulla piazza del web con una nuova rubrica assolutamente priva di spessore alcuno, ma di grande interesse per tutti (seh, come no) che ho deciso di intitolare COSE CHE NON PENSAVO DI VOLERE.
Ricordiamo anzitutto che sono una persona estremamente diffidente e che da buona acidella nascosta sotto chili e chili di trucco minerale che rendono il mio visino dolce e simpatico, giudico fondamentalmente tutti già dalla prima impressione quindi piacermi "a pelle" è assolutamente FONDAMENTALE per entrare nelle mie adorabili grazie (e scusate l'arroganza da Lil bitch).
Questo accade per le persone e per i prodotti di bellezza, mentre posso effettivamente diventare un pochino più flessibile in fatto di canzoni o cibi (no Sushi, ti odio e continuerò a odiarti finché vivrò, it's a promise).
Nonostante la poca convinzione ho cercato, in precedenza, di dare delle chances ad alcuni prodotti come il latte detergente di alcune marche (paraffinaaa?? HELLO!), la cera idrosolubile in vasetto anziché in rullo (perché? Si sporca OVUNQUE con la cera e la spatola, sembrava ogni volta la scena di un film horror con schizzi color miele ovunque), gli assorbenti della Lines (NO. E amici della Lines, la vostra agenzia pubblicitaria dovrebbe essere denunciata per gli spot che propone. Libera e felice come una farfalla?? Ma vaff...)cose così insomma.
Ora mi sono convertita all'acqua micellare.
Sì amiche, come dice una canzone Another world is possible! Niente occhi che bruciano, il momento strucco è rapido e la pelle è pulita a fondo in pochi istanti (e questo è fondamentale sia che si torni a casa stanche morte dopo una giornata di lavoro, che nel caso si facciano le ore piccole e nonostante la sbornia colossale si abbia ancora una remota parvenza di coscienza civile che prima di andare a dormire oltre a bere 6 litri d'acqua ci fa pensare "MMmerda mi devo struccare", e sappiamo tutte quanto quel momento sia critico, essere sbronze e ficcarsi un dito in un occhio cercando di struccarsi non è il massimo).
Quindi YEEH andate a comprarvi l'acqua micellare.
Io dico Venus, eh.
Ma fate voi.
Vista la mia colossale diffidenza verso l'intero mondo universo, avevo acquistato un'acqua micellare Venus alla modica cifra di 4 euro. Dopo aver finito la mia prima bottiglietta (e averla finita con soddisfazione, ho del latte detergente in bagno che ho lì da quando andavano di moda i Backstreetboys, per dire) ed essere entrata ufficialmente nel mondo della fase strucco seria, ho deciso di acquistare un'acqua micellare da vera Pro.
Mi sono messa alla ricerca di qualche altra acqua micellare, e ho scoperto che il Master di questo "settore" è la Sensibio di Bioderma, 17 euro per 250ml, seguita da quella di Avène 13 euro circa.
Un po' troppo, secondo me.
Alla fine è acqua, no?
Che differenza ci sarà mai tra quella da 5 euro e quella da 17?
Comunque, volevo provarle.
Fortuna vuole che il padre della mia coinquilina sia dermatologo, quindi la nostra amica qui è piena dico P I E N A di campioncini, samples eccetera delle suddette marche.
Un paradiso.
Solo per me, ovviamente,
Per me, figlia di due cristi che con la cosmesi non hanno nulla a che fare.
Per lei naturalmente è più che normale, talmente normale che ha un sacco di cose che praticamente non usa.
Tipo un campioncino di acqua micellare Bioderma da UN LITRO.
UN LITRO.
'Na bottiglia praticamente.
Bitch.
Ma bitch quelli della Bioderma che fanno i campioni da un litro.
Perché i samples da un litro?
Che se ne dovrebbe fare un dermatologo?
Vabbeh, non indaghiamo oltre.
La suddetta coinquilina mi ha comunque gentilmente concesso di provare sta benedetta Bioderma, anzi mi ha proprio detto di usarla che tanto a lei "non basterebbero due vite per finirla".
Eh, in effetti.
Quindi ho provato sta Bioderma, e vi dirò.
Mi ha deluso.
Innanzitutto il profumo, che sa quasi di disinfettante, di ospedale.
E poi il (perdonate il linguaggio snobbone, mi sento scema anch'io a scrivere così ma è l'unico modo per riuscire a spiegarmi in modo chiaro) potere struccante non è lo stesso.
Ci vuole più prodotto di quello della Venus, devo fare più passate e nello sfortunato caso in cui mi finisca nell'occhio, mi brucia un po'.
Inoltre, nonostante sia la versione più delicata, la pelle tira e devo risciacquarmi il viso una volta finito.
Vabbeh, poco male, 17 euro risparmiati per quella casacchina di Mango che ho visto l'altro giorno, yeah!
Quindi dopo essermi lamentata con una mia amica di questa cosa e non volendomi rassegnare a comprare l'acqua micellare della Lycia, il fato ha voluto che alcuni campioncini di Eau Micellaire Avèned fossero recapitati a me... Miracolo!
Sì perché sono deficiente, ho un'amica farmacista e MAI finora mi è passato per la testa di chiederle dei campioncini, che lei tra l'altro BUTTA VIA.
Sì, sono proprio deficiente.
Una deficiente con un sacco di campioncini, yeeeeh!!
Per la cronaca, anche l'acqua di Avène non è male, certamente meglio della Bioderma ma il rapporto qualità prezzo secondo me non è all'altezza di quello di Venus (provatela! E amici di Venus, mandatemi dei campioncini da testare!).
Insomma l'anima pia della farmacista che mi ha portato tutti quei campioncini ha messo nella borsina La Roche-Posay anche una bottiglia gigante di Acqua termale Vichy.
Che è tutt'altra cosa rispetto all'acqua micellare, attenzione!
E quando ho visto sto bottiglione da 300ml, le ho detto "Lola ma cos'è sta roba inutile, portatela via, la mia vita ha senso solo grazie all'acqua micellare, quella termale secondo me è INUTILE".
Grave errore.
Gravissimo errore di valutazione.
Ma l'ho tenuta lo stesso.
E l'ho provata su consiglio della mia amica.
Si può vaporizzarla sul viso quando fa caldo, e lasciarla asciugare o tamponarla con della carta, rinfresca il trucco e non lo scioglie, lascia la pelle morbida e fresca, come pulita (ma come farà? Boh), come tonico non è granché ma se la vaporizzate subito dopo la crema e prima di truccarvi e mettere il fondotinta, l'effetto sarà strabiliante, il trucco tiene un sacco tutto il giorno e il viso sembrerà più luminoso.
Giuro.
Oddio sembro un'invasata a dire ste cose ma credetemi, è vero!
Mah.
Come faccia a fare tutta sta roba, non so.
Magia?
Chi lo sa.
Male comunque non fa.
E a noi ci interessa sembrare naturalmente più pheeghe, non importa come.
Tutto questo per dire: MAI PIU' SENZA ACQUA TERMALE.
E acqua micellare.
Ecco, ho finito.
Anzi, spetta che vi metto una fotina dell'acqua termale della Vichy.
Che carina, eh?
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giovedì 23 gennaio 2014
Chi non muore si rivede [Ma anche no University edition]
Allora eccomi qua.
Dopo mille anni.
Sì, scusatemi ho ricominciato l'università e sto studiando come una pazza che tra un po' mi verrà la gobba come quel pesante di Leopardi (a.k.a. un'incudine sui maroni, speriamo di finire presto sti esami che non ce la faccio più).
Perdonatemi, non vi ho abbandonate (VI? Vi a VOI chi? Mi illudo ancora che qualcuno mi legga ahahahah) e ogni santo giorno da quando ho iniziato la Specialistica continuo a pensare DEVOFAREUNPOST-DEVOFAREUNPOST-DEVOFAREUNPOST, idea che più o meno sono costretta a sopprimere immediatamente dal momento che DEVOSTUDIARE-DEVOSTUDIARE-DEVOSTUDIARE e non mi funziona il pc quindi sto scrivendo dall'Ipad E last but not least d ogni volta che mi viene in mente qualcosa su cui scrivere me lo dimentico dopo 5 minuti.
Anche perché da circa tre settimane sono segregata in casa e le uniche uscite riguardano la spesa per rifornirmi di viveri (incluse le tappe a Beauty Star e Sephora che sono da considerarsi di fondamentale importanza per la mia sopravvivenza), andare in facoltà a sostenere gli esami e/o andare in Segreteria studenti afarmi prendere per il culo consegnare scartoffie e robe varie, quindi non ho molte occasioni per poter spettegolare e avere spunti trendy da criticare o a cui ispirarmi.
Anche perché qui il mood è etnico/alternative/hippie oppure fighetto provinciale.
Una via di mezzo NON C'È.
Però.
Però ieri sono andata in Segreteria a farmi prendere un po' a pesci in faccia dalle culone dietro la segreteria che lavorano lì per tipo 3 ore al giorno e mentre aspettavo il mio turno ho avuto modo di analizzare la fauna e la flora circostante squadrando tutti da capo a piedi con aria critica come fanno le vecchiette in sala d'attesa quando vanno dal medico.
A parte la segretaria quarantenne dietro la scrivania che mi si presenta con una fascetta colorata in testa e le treccine stile sonoappenatornatadaSharm, la calza coprente e il vestitino di lanetta che ANCHENO (Amica ti odio perché mi hai
trattato come un'idiota e l'errore non era mio ma tuo, bitch).
Insomma mi si siede accanto questa tizia un po' emo col rossetto rosso di una tonalità un po' troppo passeggiatrice della tangenziale (e vabbeh cuore, non tutti conoscono la differenza tra il rossetto da zoccola e quello che puoi portare anche alle 11 del mattino perché è chic) capello lungo e nero da metallara con quel mosso da Pino degli Ape Escape (chi ha guardato XFactor quest'anno, you know what I mean) leggings e un paio di Jeffrey Campbell tarocche.
Sìì si vedeva che erano tarocche, I swear.
Queste.
Ora io dico PERCHÉ.
Perché alle due di un mercoledì pomeriggio mettersi delle scarpe così?
Io ammetto di non apprezzare il genere, la borchia mi fa un attimo ansia anche perché con i tacchi di quell'altezza mi sembrano delle trappole per caviglie e rabbrividisco solo all'idea di indossarne un paio (sono anche scema che non saprei camminarci eh).
Comunque.
Siamo all'università non in discoteca.
O no?
Come la tizia col rossetto rosso e shiny il giorno dell'esame di filologia.
Ma cosa ti passa per la testa di metterti un rossetto del genere il giorno dell'esame??
E ti metti pure in prima fila.
E sei pure brutta come la morte.
Amiche, NO.
Siamo all'università.
U-NII-VEER-SII-TÀ.
Carla ed Enzo direbbero che "è sbagliata l'occasione d'uso".
Io direi Amica torna a casa che è meglio.
Anzi dico che è meglio se chiudo l'ipad e torno a studiare vah.
(Devo fare un post sui look da università. Mammamia che creatività eh?).
Dopo mille anni.
Sì, scusatemi ho ricominciato l'università e sto studiando come una pazza che tra un po' mi verrà la gobba come quel pesante di Leopardi (a.k.a. un'incudine sui maroni, speriamo di finire presto sti esami che non ce la faccio più).
Perdonatemi, non vi ho abbandonate (VI? Vi a VOI chi? Mi illudo ancora che qualcuno mi legga ahahahah) e ogni santo giorno da quando ho iniziato la Specialistica continuo a pensare DEVOFAREUNPOST-DEVOFAREUNPOST-DEVOFAREUNPOST, idea che più o meno sono costretta a sopprimere immediatamente dal momento che DEVOSTUDIARE-DEVOSTUDIARE-DEVOSTUDIARE e non mi funziona il pc quindi sto scrivendo dall'Ipad E last but not least d ogni volta che mi viene in mente qualcosa su cui scrivere me lo dimentico dopo 5 minuti.
Anche perché da circa tre settimane sono segregata in casa e le uniche uscite riguardano la spesa per rifornirmi di viveri (incluse le tappe a Beauty Star e Sephora che sono da considerarsi di fondamentale importanza per la mia sopravvivenza), andare in facoltà a sostenere gli esami e/o andare in Segreteria studenti a
Anche perché qui il mood è etnico/alternative/hippie oppure fighetto provinciale.
Una via di mezzo NON C'È.
Però.
Però ieri sono andata in Segreteria a farmi prendere un po' a pesci in faccia dalle culone dietro la segreteria che lavorano lì per tipo 3 ore al giorno e mentre aspettavo il mio turno ho avuto modo di analizzare la fauna e la flora circostante squadrando tutti da capo a piedi con aria critica come fanno le vecchiette in sala d'attesa quando vanno dal medico.
A parte la segretaria quarantenne dietro la scrivania che mi si presenta con una fascetta colorata in testa e le treccine stile sonoappenatornatadaSharm, la calza coprente e il vestitino di lanetta che ANCHENO (Amica ti odio perché mi hai
trattato come un'idiota e l'errore non era mio ma tuo, bitch).
Insomma mi si siede accanto questa tizia un po' emo col rossetto rosso di una tonalità un po' troppo passeggiatrice della tangenziale (e vabbeh cuore, non tutti conoscono la differenza tra il rossetto da zoccola e quello che puoi portare anche alle 11 del mattino perché è chic) capello lungo e nero da metallara con quel mosso da Pino degli Ape Escape (chi ha guardato XFactor quest'anno, you know what I mean) leggings e un paio di Jeffrey Campbell tarocche.
Sìì si vedeva che erano tarocche, I swear.
Queste.
Ora io dico PERCHÉ.
Perché alle due di un mercoledì pomeriggio mettersi delle scarpe così?
Io ammetto di non apprezzare il genere, la borchia mi fa un attimo ansia anche perché con i tacchi di quell'altezza mi sembrano delle trappole per caviglie e rabbrividisco solo all'idea di indossarne un paio (sono anche scema che non saprei camminarci eh).
Comunque.
Siamo all'università non in discoteca.
O no?
Come la tizia col rossetto rosso e shiny il giorno dell'esame di filologia.
Ma cosa ti passa per la testa di metterti un rossetto del genere il giorno dell'esame??
E ti metti pure in prima fila.
E sei pure brutta come la morte.
Amiche, NO.
Siamo all'università.
U-NII-VEER-SII-TÀ.
Carla ed Enzo direbbero che "è sbagliata l'occasione d'uso".
Io direi Amica torna a casa che è meglio.
Anzi dico che è meglio se chiudo l'ipad e torno a studiare vah.
(Devo fare un post sui look da università. Mammamia che creatività eh?).
sabato 14 dicembre 2013
MA anche no: Silvia Toffanin e Fashion style
Allora spiegatemelo voi.
a pacchi un po' "La giacca che porti è una tua creazione? Ma quella è seta, ha un bellissimo taglio" insomma è COMPETENTE, cazzarola.
Spiegatelo voi a questa mia zucca vuota COSA CI FA la Toffanin in un programma di moda anzi di creatività/ingegno/sartoria.
Per chi non lo sapesse, la signorina conduce su La5 insieme alla Marcuzzi e a Cesare Cunaccia Fashion style, programma dove cercano e scoprono nuovi talenti della moda attraverso sfide in cui i concorrenti devono creare dei capi e un total look... Ma aspetta una momento, ma è la copia poraccia di Project Runway? No è la copia smarza, le squadre includono anche un parrucchiere e un makeup artist truccatore che nel migliore dei casi ti fa un trucco "zia Rina al matrimonio della Marisa nell'89".
Vabbeh è pur sempre La5, non è che possiamo pretendere. Ma andiamo avanti.
Insomma a questi poveri cristi dei competitors è richiesta una buona dosa di creatività oltre che di manualità, devono avere delle nozioni di sartoria, OVVIAMENTE.
Ma passiamo in rassegna i vari giudici: abbiamo Cesare Cunaccia, giornalista di costume che almeno quando giudica guarda, fa riferimenti ad altri stilisti e sembra saperne
Ci sta anche la cara Ale Marcuzzi, che insomma non è proprio di primo pelo lo sappiamo tutte/i ma ha un blog di moda da qualche anno e va forte (a mio modesto parere alcuni outfit sono discutibili, però ci mette del suo e non fa il manichino come la Ferragni come tante altre, mescolando capi cheap a pezzi di stilisti vari, riciclando e riutilizzando i capi senza fare la snob) è una di noi, almeno sa condurre e trattare con i concorrenti, oltre che vestirsi adeguatamente per un programma che alla fine non sarà nulla di più di quello di un Enzo Miccio e di una Carla Gozzi messi là a silurare delle povere criste.
E ora veniamo al terzo giudice.
La Silvia.
La Silvia Toffanin in Berlusconi.
Cosa ci fai lì, Silvia?
Perché?
È il regalo di anniversario del Piersilvio, questa conduzione?
D'altronde, aveva già provveduto a donarti nuovi zigomi, dentoni da cavalla, e come il terzo Re magio dopo oro e incenso, ecco che arriva la mirra: un programma quasi tutto tuo.
Brava Silvia.
Però.
Ci sono dei PERÒ, che ti credevi?
Da cosa comincio.
Comincio dal fatto che la tua esperienza in fatto di moda si limiti a quelle quattro sfilate in croce che ti sarai vista solo perché sei la moglie DI.
Sul tuo gusto alquanto opinabile NON commento, però già il fatto che per le puntate sulle selezioni dei concorrenti tu ti sia presentata in abito lungo da sera scuro con le paillettes... Dai Silvia, hai fatto na cazzata, su.
L'abito lungo per una puntata in cui devi stare seduta tutto il tempo a fare selezioni dentro un capannone? Non è la gran soiree come direbbe quella checca di Enzo.
Non siamo alla sagra del Prosecco di Valdobbiadene, a cui tu ti saresti presentata con un abito a meringa, per inciso.
Non siamo ai Telegatti.
Non siamo ai MET.
Gli Oscar non li cito nemmeno, guarda Silvia perché non avresti alcun motivo di, di... Sto zitta guarda.
Torniamo all'abito.
L'occasione è sbagliata, la prossima volta stattene a casa Silvia.
(Durante la stesura del post, che è avvenuta a più riprese causa studio matto e disperatissimo, ho avuto l'occasione di vedere un pezzo di un'altra puntata del programma. Con ospite Nadège.
La Nadège l'hanno messa a sedere vicino alla Ale, ovviamente. E ogni tanto guardava male la Toffanin mentresparava le sue cazzate dava giudizi a caso sul "trucco legnoso", ma vavah.)
La Nadège l'hanno messa a sedere vicino alla Ale, ovviamente. E ogni tanto guardava male la Toffanin mentre
Insomma dicevamo, ho visto anche un'altra puntata dove tutti erano un po' casual con qualche dettaglio luccicante, e lei era avvolta in un abito senza spalline di pizzo rosso. Lungo. Con lo strascico perché là davanti aveva un'avanzo di tessuto che sembrava uno scendiletto e continuava a pestucciarlo coi piedi.
MA COSA.
COSA TI HA FATTO PENSARE SILVIA DI POTERTI METTERE UN VESTITO DEL GENERE?
MA TI FAI DI CRACK?
E QUEI capelli.
E te credo che la Nady ti abbia guardato male per tutto il tempo. Sei come le tipe che per un aperitivo si vestono come per la comunione della nipote con le calze color carne e il labello shiny.
Ma che tristezza.
Ma rilàssati n'attimo.
Per non parlare dei giudizi.
E del modo di porsi.
Ma chi ti credi di essere?
Giudica il carattere e non l'operato dei concorrenti delle squadre, ripete a papera le frasi degli altri e non ci mette del suo.
Forse perché del suo non c'è niente (?).
Prima commenta un trucco dicendo che le piace e "ci sta", e poi al momento del giudizio silura la squadra perché "il trucco non è assolutamente adatto".
Datele un programma dove commenta i look delle amichette sue, della Blasi e della Clerici, che ne so.
Però mi dispiace per quei poveri concorrenti, perché secondo me alcuni avevano davvero del potenziale (amici, avete sbagliato programma!).
E questa qua sotto è la meno peggio.

P.S. ho anche scoperto che la Silvia ha due stylist. DUE.
Ma come,siete in due e non riuscite a combinarne mezza? Ma cosa siete. il duo Paloma-uno morto e l'altro in coma?
Ma come,siete in due e non riuscite a combinarne mezza? Ma cosa siete. il duo Paloma-uno morto e l'altro in coma?
Ragazze-amiche-stylistdellaToffanin, io ve lo dico: LO STATE FACENDO NEL MODO SBAGLIATO.
sabato 30 novembre 2013
Superquark #1: Sorelle Fontana
Venerdì sera.
E sono a casa.
Non chiedete perché.
Di studiare non c'ho voglia ed è tutta la settimana che ho dei flash riguardo a dei post fighi da fare.
Tipo.
Tipo le basi ragazze, le basi!
Io sto qua a parlarvi del pied de poule e della dignità di ognuna di noi, del diritto che abbiamo a essere carine/i anche col freddo glaciale artico avvolti in trendissimi duvet... e voi manco sapete cosa sia il duvet!
O il pied de poule!
Per dire.
Mancano le basi, insomma.
Ma le basi BASI.
Quando dico Schiaparelli, sento il vento dell'Est e il rumore del Nulla che avanza come nella Storia infinita.
Ecco dunque che ho deciso di inaugurare la rubrica Superquark con le nozioni fondamentali da sapere, perché non si può vivere tutte di Louis Vuitton e (dio mio come sono caduta in basso) Mia bag.
Inizio con un marchio che è un pilastro della moda ossia le Sorelle Fontana, vi avverto che se il nome non vi è neanche lontanamente familiare beh andate almeno a guardarvi in streaming la miniserie con la Mastronardi (sì, quella dei Cesaroni per capirci) fatta dalla Rai qualche anno fa.
E se anche la Rai ci ha fatto una miniserie beh, sarà tanta roba no?
Le Fontana (Micol, Zoe e Giovanna) erano tre sorelle della provincia di Parma unite dalla passione per il mestiere sartoriale. Negli anni Trenta Zoe, la maggiore delle tre decise di trasferirsi a Roma per poter ampliare le proprie prospettive lavorative e di realizzazione personale, portando con se dopo pochi mesi anche le sorelle minori.
A Roma i primi tempi furono difficili e le tre dovettero naturalmente adattarsi a lavorare alle dipendenze di altre sartorie, ma nonostante ciò le ragazze riuscirono a ritagliarsi nel tempo libero dal lavoro dei momenti per delle commissioni extra, riuscendo piuttosto rapidamente a crearsi una clientela, un piccolo gruppo di signore e vicine di casa che si affidavano a loro per farsi confezionare qualche abito su misura.
La bravura delle Fontana e la qualità dei capi, il taglio e la vestibilità perfetti le portarono subito a essere conosciute tra le signore della borghesia romana, fama che permise loro di aprire una propria maison a Roma nel 1943 in piena Seconda guerra mondiale.
Le collezioni proposte, decisamente meno vezzose di quelle proposte dai francesi, erano però sobrie ed eleganti e cominciarono ben presto ad essere apprezzate anche dalle first ladies, dalle attrici e dalle principesse romane che indossavano abiti Fontana alle serate di gala, portando così ogni volta nuove clienti.
Dalla clientela borghese, il passo verso i nuovi ricchi ossia star e starlette del cinema italiano e americano fu dunque breve: i paparazzi e i primi cinegiornali fecero il resto, consacrando le tre sorelle nell'olimpo dell'alta moda.
La consacrazione effettiva avvenne però nel 1949 quando le Fontana realizzarono l'abito da sposa per l'attrice Linda Christian che proprio quell'anno si sposò con Tyrone Power a Roma: le nozze furono un vero e proprio evento mediatico e il nome delle tre sorelle finì su tutte le riviste, consacrando per l'ennesima volta il marchio italiano e creando il mito degli abiti nuziali Fontana, un vero e proprio cavallo di battaglia per la maison che continuò a proporre anche collezioni dallo stile sobrio e originale, utilizzando tessuti stampati e combinandoli con figure particolari, abiti dai corpini aderenti e gonne a ruota.
Con l'acquisita popolarità vi fu negli anni Cinquanta anche un trasferimento dell'atelier in piazza di Spagna, frequentata da celebrità come Ava Gardner e Audrey Hepburn, Jackie Kennedy e Grace Kelly e la conquista del pubblico americano, le commissioni dal cinema e i viaggi oltreoceano.
La prima collezione prét-à-porter è però del 1951, le sorelle Fontana iniziarono poi a commercializzare anche borse, scarpe e abbigliamento da uomo, ritirandosi poi dalle scene nel 1972.
Gli anni seguenti la maison fu venduta a un gruppo finanziario straniero, e nel 1994 fu istituita la Fondazione Fontana che raccoglie l'archivio storico delle loro creazioni e alcuni modelli.
Ancor oggi, le Sorelle Fontana sono sinonimo di Made in Italy, di sobrietà ed eleganza e i loro modelli sono stati d'ispirazione per i successivi Valentino, Armani (e molti altri, aggiungereri io).
E sono a casa.
Non chiedete perché.
Di studiare non c'ho voglia ed è tutta la settimana che ho dei flash riguardo a dei post fighi da fare.
Tipo.
Tipo le basi ragazze, le basi!
Io sto qua a parlarvi del pied de poule e della dignità di ognuna di noi, del diritto che abbiamo a essere carine/i anche col freddo glaciale artico avvolti in trendissimi duvet... e voi manco sapete cosa sia il duvet!
O il pied de poule!
Per dire.
Mancano le basi, insomma.
Ma le basi BASI.
Quando dico Schiaparelli, sento il vento dell'Est e il rumore del Nulla che avanza come nella Storia infinita.
Ecco dunque che ho deciso di inaugurare la rubrica Superquark con le nozioni fondamentali da sapere, perché non si può vivere tutte di Louis Vuitton e (dio mio come sono caduta in basso) Mia bag.
Inizio con un marchio che è un pilastro della moda ossia le Sorelle Fontana, vi avverto che se il nome non vi è neanche lontanamente familiare beh andate almeno a guardarvi in streaming la miniserie con la Mastronardi (sì, quella dei Cesaroni per capirci) fatta dalla Rai qualche anno fa.
E se anche la Rai ci ha fatto una miniserie beh, sarà tanta roba no?
Le Fontana (Micol, Zoe e Giovanna) erano tre sorelle della provincia di Parma unite dalla passione per il mestiere sartoriale. Negli anni Trenta Zoe, la maggiore delle tre decise di trasferirsi a Roma per poter ampliare le proprie prospettive lavorative e di realizzazione personale, portando con se dopo pochi mesi anche le sorelle minori.
A Roma i primi tempi furono difficili e le tre dovettero naturalmente adattarsi a lavorare alle dipendenze di altre sartorie, ma nonostante ciò le ragazze riuscirono a ritagliarsi nel tempo libero dal lavoro dei momenti per delle commissioni extra, riuscendo piuttosto rapidamente a crearsi una clientela, un piccolo gruppo di signore e vicine di casa che si affidavano a loro per farsi confezionare qualche abito su misura.
La bravura delle Fontana e la qualità dei capi, il taglio e la vestibilità perfetti le portarono subito a essere conosciute tra le signore della borghesia romana, fama che permise loro di aprire una propria maison a Roma nel 1943 in piena Seconda guerra mondiale.
Le collezioni proposte, decisamente meno vezzose di quelle proposte dai francesi, erano però sobrie ed eleganti e cominciarono ben presto ad essere apprezzate anche dalle first ladies, dalle attrici e dalle principesse romane che indossavano abiti Fontana alle serate di gala, portando così ogni volta nuove clienti.
Dalla clientela borghese, il passo verso i nuovi ricchi ossia star e starlette del cinema italiano e americano fu dunque breve: i paparazzi e i primi cinegiornali fecero il resto, consacrando le tre sorelle nell'olimpo dell'alta moda.
La consacrazione effettiva avvenne però nel 1949 quando le Fontana realizzarono l'abito da sposa per l'attrice Linda Christian che proprio quell'anno si sposò con Tyrone Power a Roma: le nozze furono un vero e proprio evento mediatico e il nome delle tre sorelle finì su tutte le riviste, consacrando per l'ennesima volta il marchio italiano e creando il mito degli abiti nuziali Fontana, un vero e proprio cavallo di battaglia per la maison che continuò a proporre anche collezioni dallo stile sobrio e originale, utilizzando tessuti stampati e combinandoli con figure particolari, abiti dai corpini aderenti e gonne a ruota.
Con l'acquisita popolarità vi fu negli anni Cinquanta anche un trasferimento dell'atelier in piazza di Spagna, frequentata da celebrità come Ava Gardner e Audrey Hepburn, Jackie Kennedy e Grace Kelly e la conquista del pubblico americano, le commissioni dal cinema e i viaggi oltreoceano.
La prima collezione prét-à-porter è però del 1951, le sorelle Fontana iniziarono poi a commercializzare anche borse, scarpe e abbigliamento da uomo, ritirandosi poi dalle scene nel 1972.
Gli anni seguenti la maison fu venduta a un gruppo finanziario straniero, e nel 1994 fu istituita la Fondazione Fontana che raccoglie l'archivio storico delle loro creazioni e alcuni modelli.
Ancor oggi, le Sorelle Fontana sono sinonimo di Made in Italy, di sobrietà ed eleganza e i loro modelli sono stati d'ispirazione per i successivi Valentino, Armani (e molti altri, aggiungereri io).




Tipo che la prossima volta che vado a comprare qualcosa, invece di guardare il colore e il prezzo, guardo come mi sta, le proporzioni, l'effetto ottico e tutte quelle cose lì.
Tutti quei criteri che seguirebbe mia nonna, insomma.
Tipo.
Credits - enciclopediadelledonne.it
domenica 24 novembre 2013
Pro-memoria a quell'arteriosclerotico di Babbo Natale
Ciao Babbo, non avrò mai nessuna di queste cose (modalità occhioni da piccola fiammiferaia che poveriina ON), quindi magari se tu potessi metterci una buona parola coi miei, beh it would be very very very nice of you!
Tanti Quori, se lo fai, Santa.
Basta con questi post ce mi fanno solo sentire più poraccia...
Meno male che c'è Polyvore così almeno mi sfogo!

giovedì 21 novembre 2013
Coin oxfam e il mio amico Murphy
Odio non vivere più in città.
E dover frequentare l'università da pendolare con tempi sempre tirati (a Trento, per giunta, che di città ha proprio poco dato che come dicono tutti, Trento è un paesone).
Giusto per confermare la teoria dell'altro post sulla legge di Murphy, io che volevo comprarmi una felpa trendy senza cappuccio (IO! che dai tempi delle superiori non ho mai indossato altro che felpe col cappuccio, le hoodies da dura proprio! Cioeh io senza cappuccio mi sentivo nuda) e ho tentennato per settimane su Asos fino a capitolare su Sheinside (per la cronaca, andate a darci un'occhiata che merita e ci sono un sacco di cose carine a prezzi stracciati!) ecco che appena ordino una felpa (non è ancora arrivata e per scaramanzia non ve la mostrerò, non ancora), che succede? Ovviamente esce la limited edition di Coin con Oxfam, un'iniziativa benefica in cui alcuni stilisti hanno creato una felpa cheverrà viene venduta negli stores dal 14 novembre a soli 45 euro e il ricavato verrà devoluto ad Oxfam (un applauso per il tempismo ma qua, tra lo studio matto e disperatissimo non ho avuto il tempo di fare nulla).
Sapete che io adoooro queste collaborazioni, e adoro il fatto di poter unire l'utile al dilettevole acquistando queste limited edition con prezzi comunque dignitosi alla portata di tutti.
Resta il fatto che io la mia felpa (UNA, per il momento, dato che il mio guardaroba è abbastanza statico per via di variazioni forme/colori, sia mai che tra 10 anni io mi riveda nelle foto e pensi che negli anni Dieci del 2000 fossi sotto sostanze psicotrope per aver accettato di indossare cose tipo felpe con unicorni strafatti o leggings con fantasie galaxy, quindi calma e gesso iniziamo con una felpa cheppoi magari vediamo se comprarne delle altre) l'ho già comprata su Sheinside e con sti tempi di crisi non so se mi va di spendere altri danari per una felpa, e oltre a ciò dobbiamo sempre tenere a mente che io abito ancora in una valle sperduta ai piedi delle Dolomiti.
Mi sembra superfluo ricordare che qui Coin non c'è e che il Signor Coin ha pensato bene di non aprire un negozio neanche a Trento, quindi stacippa passaparola anche la felpa.
Però per tutte voi che magari abitate in città e potete vederle e toccare con mano può essere una bella occasione per portarvi a casa una felpa di Etro o di Moschino.
In attesa di trasferirmi un giorno a Milano o in una città più fornita di tutte queste interessanti carabattole, mi accontento di guardarle sullo schermo.
Per inciso, io avrei preso quella di Etro o della Ferretti (sbav!).
E dover frequentare l'università da pendolare con tempi sempre tirati (a Trento, per giunta, che di città ha proprio poco dato che come dicono tutti, Trento è un paesone).
Giusto per confermare la teoria dell'altro post sulla legge di Murphy, io che volevo comprarmi una felpa trendy senza cappuccio (IO! che dai tempi delle superiori non ho mai indossato altro che felpe col cappuccio, le hoodies da dura proprio! Cioeh io senza cappuccio mi sentivo nuda) e ho tentennato per settimane su Asos fino a capitolare su Sheinside (per la cronaca, andate a darci un'occhiata che merita e ci sono un sacco di cose carine a prezzi stracciati!) ecco che appena ordino una felpa (non è ancora arrivata e per scaramanzia non ve la mostrerò, non ancora), che succede? Ovviamente esce la limited edition di Coin con Oxfam, un'iniziativa benefica in cui alcuni stilisti hanno creato una felpa che
Sapete che io adoooro queste collaborazioni, e adoro il fatto di poter unire l'utile al dilettevole acquistando queste limited edition con prezzi comunque dignitosi alla portata di tutti.
Resta il fatto che io la mia felpa (UNA, per il momento, dato che il mio guardaroba è abbastanza statico per via di variazioni forme/colori, sia mai che tra 10 anni io mi riveda nelle foto e pensi che negli anni Dieci del 2000 fossi sotto sostanze psicotrope per aver accettato di indossare cose tipo felpe con unicorni strafatti o leggings con fantasie galaxy, quindi calma e gesso iniziamo con una felpa cheppoi magari vediamo se comprarne delle altre) l'ho già comprata su Sheinside e con sti tempi di crisi non so se mi va di spendere altri danari per una felpa, e oltre a ciò dobbiamo sempre tenere a mente che io abito ancora in una valle sperduta ai piedi delle Dolomiti.
Mi sembra superfluo ricordare che qui Coin non c'è e che il Signor Coin ha pensato bene di non aprire un negozio neanche a Trento, quindi stacippa passaparola anche la felpa.
Però per tutte voi che magari abitate in città e potete vederle e toccare con mano può essere una bella occasione per portarvi a casa una felpa di Etro o di Moschino.
In attesa di trasferirmi un giorno a Milano o in una città più fornita di tutte queste interessanti carabattole, mi accontento di guardarle sullo schermo.
Per inciso, io avrei preso quella di Etro o della Ferretti (sbav!).

Dall'alto a sinistra, in senso orario Etro, Missoni, Spadafora, Ferretti, Moschino.
giovedì 14 novembre 2013
Ma devo proprio dirvi tutto io
Non sono una grande estimatrice dei fake, in nessun caso.
Preferisco acquistare direttamente qualcosa di lontanamente simile ma che comunque mi piace ed è di qualità, piuttosto che spendere dei soldi per delle copie scadenti (non è svilente?).
Detto questo, comprendo anche tutte coloro che sbavano sulla it bag del momento e non potendo permettersi di acquistare quella vera, cedono alla versione cheap.
E qui si apre un mondo.
Primo. perché ci sono MILIARDI di varianti a volte davvero davvero davvero oscene.
Secondo. perché molto spesso le copie delle it bags che vediamo nei grandi stores tipo H&M vengono ovviamente acquistate da un sacco di persone che ignorano bellamente che ciò che stanno comprando è magari una riproduzione (pessima, decente o molto buona) di un modello di un noto stilista.
Ho visto copie dignitose della Falabella di Stella Mc Cartney adagiate su spalle dibattone ragazze dal look discutibile.
Per non parlare di una bellissima riproduzione di una Peekaboo di Fendi color carta da zucchero abbinata a casaccio su una sciattona.
Non è giusto.
Soffro quando vedo queste cose.
Non capisco come certe persone analfabete in fatto di buon gusto riescano ad entrare in possesso di siffatte borse.
Comprereste una Mia Bag, se sapeste che è di Corona quel Corona?
Beh io no.
Non la compro lo stesso perché la borchia a forma di teschio mi disgusta un attimino, però se mi piacesse credo che ci rifletterei un po' prima di acquistarla.
Quindi donne, uomini, TUTTI, prima di comprare una borsa informatevi.
Ma se siete alla ricerca di qualche prototipo di borsa, ecco qualche spunto che spero possa esservi utile (anche perché ammetto che la fortuna di molte delle it bags dura solo per un paio di stagioni, quindi non c'è nulla di male nel volersi togliere lo sfizio di possedere una riproduzione di un tale modello senza spendere una fortuna ehehe!) se non altro per capire un po' quali sono i brand che propongono cosette carine.

Preferisco acquistare direttamente qualcosa di lontanamente simile ma che comunque mi piace ed è di qualità, piuttosto che spendere dei soldi per delle copie scadenti (non è svilente?).
Detto questo, comprendo anche tutte coloro che sbavano sulla it bag del momento e non potendo permettersi di acquistare quella vera, cedono alla versione cheap.
E qui si apre un mondo.
Primo. perché ci sono MILIARDI di varianti a volte davvero davvero davvero oscene.
Secondo. perché molto spesso le copie delle it bags che vediamo nei grandi stores tipo H&M vengono ovviamente acquistate da un sacco di persone che ignorano bellamente che ciò che stanno comprando è magari una riproduzione (pessima, decente o molto buona) di un modello di un noto stilista.
Ho visto copie dignitose della Falabella di Stella Mc Cartney adagiate su spalle di
Per non parlare di una bellissima riproduzione di una Peekaboo di Fendi color carta da zucchero abbinata a casaccio su una sciattona.
Non è giusto.
Soffro quando vedo queste cose.
Non capisco come certe persone analfabete in fatto di buon gusto riescano ad entrare in possesso di siffatte borse.
Comprereste una Mia Bag, se sapeste che è di Corona quel Corona?
Beh io no.
Non la compro lo stesso perché la borchia a forma di teschio mi disgusta un attimino, però se mi piacesse credo che ci rifletterei un po' prima di acquistarla.
Quindi donne, uomini, TUTTI, prima di comprare una borsa informatevi.
Ma se siete alla ricerca di qualche prototipo di borsa, ecco qualche spunto che spero possa esservi utile (anche perché ammetto che la fortuna di molte delle it bags dura solo per un paio di stagioni, quindi non c'è nulla di male nel volersi togliere lo sfizio di possedere una riproduzione di un tale modello senza spendere una fortuna ehehe!) se non altro per capire un po' quali sono i brand che propongono cosette carine.

In attesa della borsa della vita.
Questa.

martedì 12 novembre 2013
La scoperta dell'acqua calda: Herno
Se non altro per dire "quanti buoni motivi ci sarebbero per doversi comprare un cappotto di Herno".
Che dio ti benedica, Herno.
E che dio ti benedica, direttore creativo di Herno.
Sei un genio.
Hai riunito cappotto e piumino insieme, combinandoli in un ibrido perfetto.
Hai risolto l'eterno problema del cappotto bellino (che però non tiene caldo), annullando l'effetto Massimo Boldi in vacanze di Natale '84 tipico del piumino.
Ecco il cappotto per tutti i giorni e/o per la serata invernale (e per dove sto io sarebbe una meraviglia viste le temperature artiche che si raggiungono).
Peccato che costi UN BOTTO.
Vista l'innovazione del modello (che in realtà avevo già adocchiato l'inverno scorso, se non erro) a me andrebbe bene pure l'Herno tarocco di Zara o Mango, che di questo passo arriverà per la FW2015, ahinoi.
Che cosa aspetti Inditex?
Produci sto cavolo di Herno cheap, no?
Altro che Isabel Marant, vogliamo Herno per H&M!!
Intanto lasciatemi sognare.
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sabato 9 novembre 2013
Penny loafer. Ne avevamo DAVVERO bisogno?
Avrei potuto dare a questo post un titolo più gentile e meno fazioso di questo, come ad esempio Trend report o Trend alert: Penny loafers ma grazieaddio ho subito cambiato idea.
Perché non mi va di essere ipocrita e solo perché una cosa viene proposta su riviste e osannata su altri blog vuol dire che è bella per forza.
Diciamocelo.
I penny loafers sono brutti.
Ma brutti brutti.*
*Ok, questo è solo il mio parere personale.
Non potete però dirmi che sono oggettivamente belli.
Non quelli classici, almeno.
E non soprattutto, su un uomo.
Eppoi.
Penny loafers.
Si chiamano penny loafers perché quando andavano di moda si cominciò a diffondere l'uso di infilarvi una monetina, un penny appunto, nella fascetta davanti.
Ma perché?
Così se uno ha bisogno di spiccioli eccoli là pronti?
Ce lo vedete uno fermo al casello autostradale che si leva la scarpa per cercare di estrarre quegli ultimi 10 centesimi che gli servono per il biglietto, con tutti che gli suonano dietro e lui che suda e bestemmia cercando di tirare fuori la moneta, perché sennò tocca dargli il pezzo da 50 euro e hai voglia dopo alla macchinetta darmi il resto di un cinquantone?
Il tizio io ce lo vedrei anche, è la scarpa che è davvero agghiacciante.
Sarà pure un classico, ma lasciamola appunto a chi ha bisogno del classico o continua a pensare che siano di buon gusto, ossia: i vecchietti (mio nonno ne aveva diverse paia in vernice), i tedeschi, qualche esponente della mafia russa e Kanye West.
Dimenticavo Michael Jackson (paceall'animasua).
Devo ammettere però che sulle donne alcuni modelli non sono poi così brutti, ma sono comunque più dei mocassini che delle penny loafers, che mi sembrano comunque molto più grossolane e a mio modesto parere meno eleganti anche delle loro cugine slippers (le pantofoline, per intenderci) che a questo punto rivaluto completamente.
Briatore, fatti in là.
Perché non mi va di essere ipocrita e solo perché una cosa viene proposta su riviste e osannata su altri blog vuol dire che è bella per forza.
Diciamocelo.
I penny loafers sono brutti.
Ma brutti brutti.*

*Ok, questo è solo il mio parere personale.
Non potete però dirmi che sono oggettivamente belli.
Non quelli classici, almeno.
E non soprattutto, su un uomo.
Eppoi.
Penny loafers.
Si chiamano penny loafers perché quando andavano di moda si cominciò a diffondere l'uso di infilarvi una monetina, un penny appunto, nella fascetta davanti.
Ma perché?
Così se uno ha bisogno di spiccioli eccoli là pronti?
Ce lo vedete uno fermo al casello autostradale che si leva la scarpa per cercare di estrarre quegli ultimi 10 centesimi che gli servono per il biglietto, con tutti che gli suonano dietro e lui che suda e bestemmia cercando di tirare fuori la moneta, perché sennò tocca dargli il pezzo da 50 euro e hai voglia dopo alla macchinetta darmi il resto di un cinquantone?
Il tizio io ce lo vedrei anche, è la scarpa che è davvero agghiacciante.
Sarà pure un classico, ma lasciamola appunto a chi ha bisogno del classico o continua a pensare che siano di buon gusto, ossia: i vecchietti (mio nonno ne aveva diverse paia in vernice), i tedeschi, qualche esponente della mafia russa e Kanye West.

Dimenticavo Michael Jackson (paceall'animasua).
Devo ammettere però che sulle donne alcuni modelli non sono poi così brutti, ma sono comunque più dei mocassini che delle penny loafers, che mi sembrano comunque molto più grossolane e a mio modesto parere meno eleganti anche delle loro cugine slippers (le pantofoline, per intenderci) che a questo punto rivaluto completamente.
Briatore, fatti in là.

E comunque devo ammettere che il mocassino non mi dispiace, anzi sono un paio d'anni che lo studio rimuginando e cercando di capire se io sia effettivamente una tipa da mocassino.
Ma quello leggerino, quello senza la suola grossa da Lurch della famiglia Addams.
Quello scamosciato, non quello fatto di vernice che poi fa le pieghette orride.
Insomma, il mocassino come dio comanda.
Perché il mocassino quello vero, quello bello, è di Tod's.
Di Car Shoe.
Di Geox.
Di Diego Della Valle, insomma.


Non me ne vogliate se ho escluso quelli di Gucci che con quel morso dorato lì davanti non mi piacciono affatto, li lascio volentieri alla Charlotte Casiraghi.
Insomma dicevo, io ne vorrei tanto un paio sul gener Tod's, non dico un Tod's vero perché dovrei vendere un rene per comprarlo - stiamo pur sempre parlando di un mocassino che non abbiamo ancora capito se il nostro io interiore sia o no da mocassino, perché i tipi da mocassino hanno molto charme, sono un po' snob ma anche stoici a resistere anche d'autunno con la scarpa senza calzino (eh sì perché il vero tipo da mocassino lo indossa solo così: rigorosamente senza calzino e io sono pienamente d'accordo), un po' cagacazzi insomma e io non sono una Audrey, una Jacqueline Kennedy e neanche una degli Elkann.
Forse sono troppo plebea per indossare i mocassini, e con tutto quello che ho spulciato finora, posso dire di non aver ancora trovato un mocassino dignitoso sotto i 100 euro.
E se scelgo un mocassino brutto l'effetto è subito quello di mercatino delle pulci, o di Germania dell'Est.
Anche no.
Quindi la ricerca continua (fino a che, già lo so, arriverò a comprare le Tod's vere all'outlet, tra circa 5 o 6 anni... E per allora avrò l'età giusta per indossare il mocassino, e soprattutto per permettermelo spero. Sarò pronta).
Fino a quel momento mi crogiolerò nelle mie ballerine, ma se avete qualche idea o proposta per dei mocassini o delle slippers carine, fate un fischio!
Forse sono troppo plebea per indossare i mocassini, e con tutto quello che ho spulciato finora, posso dire di non aver ancora trovato un mocassino dignitoso sotto i 100 euro.
E se scelgo un mocassino brutto l'effetto è subito quello di mercatino delle pulci, o di Germania dell'Est.
Anche no.
Quindi la ricerca continua (fino a che, già lo so, arriverò a comprare le Tod's vere all'outlet, tra circa 5 o 6 anni... E per allora avrò l'età giusta per indossare il mocassino, e soprattutto per permettermelo spero. Sarò pronta).
Fino a quel momento mi crogiolerò nelle mie ballerine, ma se avete qualche idea o proposta per dei mocassini o delle slippers carine, fate un fischio!
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venerdì 1 novembre 2013
Zalando, piumini e la legge di Murphy
Se c'è qualcosa che ho capito in questi anni di scouting online di abiti, piumini, scarpe è che la legge di Murphy è assolutamente valida anche nel mondo degli acquisti dei MIEI acquisti online.
La legge di Murphy è la legge secondo cui if anything can go wrong, it will.
Nel mio caso, it ALWAYS will.
Ormai è una filosofia di vita.
Non appena mi decido a comprare qualcosa dopo innumerevoli controlli incrociati di taglie/colori scendendo inevitabilmente a compromessi dato che magari quel preciso colore o la mia taglia non sono più disponibili, non appena clicco per ordinare state pur sicuri che il colore o la taglia del capo perfetto torneranno disponibili.
O peggio, è garantito che il numero della Nike Dual Fusion grigia e rosa tornerà disponibile su Zalando giusto il trentesimo giorno dalla consegna della Nike che ho dovuto ordinare azzurra proprio perché grigia non c'era più.
E già.
Perché oltre al dramma di avere dei piedi da gigante, devo anche sorbirmi lo strazio delle scarpe coi colori da uomo.
E credetemi che quelle da running, si vede se sono da uomo.
Comunque, ne avevo trovate un paio con dei vezzosissimi profili rosa ma appunto secondo la legge di Murphy erano disponibili in tutte le misure TRANNE la mia.
Acquistare quelle azzurre (da donna anche quelle, ci mancherebbe altro eh) è stata una decisione sofferta.
Molto sofferta.
Una volta arrivate a casa le ho messe rimesse provate e riprovate in casa con pantaloni di tutti i tipi perché non ero convinta, facendo attenzione a non sporcarle per poterle eventualmente restituire entro 30 giorni.
Quando alla fine le ho messe per uscire, ormai rassegnata all'idea che non avrei mai potuto avere quelle grigie e rosa, la sera stessa le Nike dei miei sogni e della mia taglia sono tornate disponibili su Zalando.
In promozione al 20% in meno.
Ma vaffancuore.
E quindi non posso fare il reso.
Vabbeh.
Questa è purtroppo una storia che si ripetemolto spesso sempre.
Come quando ho cercato un piumino di Aspesi per mesi, amandolo da lontano e tentando di scovarlo online a prezzi dignitosi.
Quando finalmente mi sono decisa a comprarne un altro di un altro brand, ecco che esce la collezione di piumini di Dafne Maio con Alberto Aspesi per OVS a prezzi dignitosissimi.



Credo siano andati sold out nel giro di qualche giorno, tra l'altro.
Non sono bellissimi?
Ciao Dafne, ciao.
Non oso immaginare cosa accadrà quando mi deciderò a comprare il Montgomery che ho adocchiato alla Benetton.
Ma in quel caso ho deciso di fare alla vecchia maniera, ossia appostarmi il primo giorno di saldi davanti al negozio e al momento dell'apertura sgomitare come un rugbista.
O una vecchietta sull'autobus in città all'ora di punta.
Sia mai che secondo la legge di Murphy io cada per terra e mi rompa il femore.
La legge di Murphy è la legge secondo cui if anything can go wrong, it will.
Nel mio caso, it ALWAYS will.
Ormai è una filosofia di vita.
Non appena mi decido a comprare qualcosa dopo innumerevoli controlli incrociati di taglie/colori scendendo inevitabilmente a compromessi dato che magari quel preciso colore o la mia taglia non sono più disponibili, non appena clicco per ordinare state pur sicuri che il colore o la taglia del capo perfetto torneranno disponibili.
O peggio, è garantito che il numero della Nike Dual Fusion grigia e rosa tornerà disponibile su Zalando giusto il trentesimo giorno dalla consegna della Nike che ho dovuto ordinare azzurra proprio perché grigia non c'era più.
E già.
Perché oltre al dramma di avere dei piedi da gigante, devo anche sorbirmi lo strazio delle scarpe coi colori da uomo.
E credetemi che quelle da running, si vede se sono da uomo.
Comunque, ne avevo trovate un paio con dei vezzosissimi profili rosa ma appunto secondo la legge di Murphy erano disponibili in tutte le misure TRANNE la mia.
Acquistare quelle azzurre (da donna anche quelle, ci mancherebbe altro eh) è stata una decisione sofferta.
Molto sofferta.
Una volta arrivate a casa le ho messe rimesse provate e riprovate in casa con pantaloni di tutti i tipi perché non ero convinta, facendo attenzione a non sporcarle per poterle eventualmente restituire entro 30 giorni.
Quando alla fine le ho messe per uscire, ormai rassegnata all'idea che non avrei mai potuto avere quelle grigie e rosa, la sera stessa le Nike dei miei sogni e della mia taglia sono tornate disponibili su Zalando.
In promozione al 20% in meno.
Ma vaffancuore.
E quindi non posso fare il reso.
Vabbeh.
Questa è purtroppo una storia che si ripete
Come quando ho cercato un piumino di Aspesi per mesi, amandolo da lontano e tentando di scovarlo online a prezzi dignitosi.
Quando finalmente mi sono decisa a comprarne un altro di un altro brand, ecco che esce la collezione di piumini di Dafne Maio con Alberto Aspesi per OVS a prezzi dignitosissimi.



Credo siano andati sold out nel giro di qualche giorno, tra l'altro.
Non sono bellissimi?
Ciao Dafne, ciao.
Non oso immaginare cosa accadrà quando mi deciderò a comprare il Montgomery che ho adocchiato alla Benetton.
Ma in quel caso ho deciso di fare alla vecchia maniera, ossia appostarmi il primo giorno di saldi davanti al negozio e al momento dell'apertura sgomitare come un rugbista.
O una vecchietta sull'autobus in città all'ora di punta.
Sia mai che secondo la legge di Murphy io cada per terra e mi rompa il femore.
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mercoledì 30 ottobre 2013
Brenda walsh (not) wannabe: gli zaini
Insomma io che a Verona ero tutta carina e andavo finalmente a lezione con le borse(tte) dopo anni di superiori con l'Eastpak, io che degli zaini mi ero proprio stufata e anche la versione più indie dello zaino in pelle mi faceva rabbrividire perché mi sembrava un rimasuglio anni '90 di Beverly Hills 90210 (quello vero, il primo con Brenda e Brandon Walsh e Donna e Dylan e Kelly cisiamocapiti), me ne arrivo bella tranquilla a Trento e scopro che qui tutti usano lo zaino.
Tutti.
E di pelle, e di tessuto, con stampe, tinta unita o fatto di stracci quel che vi pare.
Lo zaino a quel che si dice qua, è IN.
E io lo detesto.
L'altro giorno ero lì che mi bevevo tranquilla il caffè seduta con la mia comare BFF e vedo passare queste due tipe uscite direttamente dalla Bayside school, con l'anfibio, la calza coprente, il maglione over con le maniche risvoltate, gli occhialetti tondi e lo zainetto di pelle.
Wow che novità.
Che ventata di freschezza.

Il prossimo passo cosa sarà?
Abbiamo già il tedio autunnale dei boyfriend jeans a vita alta, che come se non fosse abbastanza, riescono a ingrossare anche le più filiformi.
Anche la camicia con fantasie improbabili ha fatto la sua ricomparsa.
Mancano le acconciature col frisé e i tagli di capelli discutibili.
Per il momento mi accontento dei maglioni over.
Riguardo tutto il resto...
No.
Non me la sento.
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