domenica 17 agosto 2014

Di quella volta che non ho scritto sul blog per quasi sei mesi

Eccomi qua. 

I'm back. 
Sono tornata perché è da tutta la settimana che penso "ma e il mio blog?" a cui seguiva normalmente un "naaah a chi vuoi che gliene freghi di leggere le mie idiozie" e INVECE NO. 
Stamattina mi sono alzata con seicento cose da fare, e naturalmente quando uno ha milioni di cose da fare che sono lì che si accumulano e le scadenze si avvicinano, qual è la cosa più saggia da fare? MA AGGIUNGERE ALTRE COSE DA FARE ALLA (già lunghissima) LISTA, ovviamente!!  

Insomma ecco, con tutte le cose che avevo da fare, mail da mandare all'università di Innsbruck per il mio periodo di studio lì questo autunno, piccoli dettagli da definire come TROVARE ENTRO BREVE UNA CASA-UN PONTE-UNA FABBRICA DISMESSA di Loacker dove poter alloggiare durante il mio periodo austriaco, scrivere alla mia università, studiare per un esame di settem... (pffff WHAT'S STUDIARE?!), prendere questo dannato sole finché c'è e si degna di palesarsi che non posso arrivare a settembre bianca come una mozzarella, decidermi finalmente a comprare online un portatile decente che (almeno) non muoia ogni giorno e rinasca dalle sue ceneri ogni giorno stile araba fenice perché che ci crediate o no il mio vecchio computer aveva un po' questa tendenza a morire e risorgere il giorno dopo (ancora più rincoglionito di prima) e quindi ho deciso di porre fine alle sue sofferenze, anzi lui ha deciso di porre fine alle MIE decidendo di non accendersi più proprio durante il periodo esami con una tesina pronta solo da consegnare (studenti, You know what I mean), e quindi addio pc, Ciao Chicco, ciao! 
Ecco con tutte queste cose da fare, io stamattina decido di aprire e guardare il blog. 

Chissà se è ancora lì. 

Se mi hanno dimenticato. 

Se si è cancellato tutt... Hei, è ancora tutto lì, fico! E ho (occhioni giganti da faccina di whatsapp quella a sinistra, con le guanciotte rosse e gli occhi sbarrati) un SACCO dico UN SACCO di visualizzazioni! 
Millemilla! 
E non sono visualizzazioni del cavolo ma letture vere e proprie di alcuni post, quelli più corposi!

Sono commossa, davvero.
W o w ragazzi! 
Grazie. 


Ok, ho avuto un'infanzia con poche esternazioni di affetto quindi con le cose emotive non ci so proprio fare e non starò certo qui a mostrarvi le mie emozioni, che mi vergogno.
Fatevi bastare quel Grazie. 

E ora basta con le smancerie. 
Let's talk about cose fondamentali nella vita, tipo perché le blogger si mettono i Doc Martens per gli outfit di agosto, o cose ancora più caryne tipo le slip on di Steve Madden (o chi per lui ) e il bordeaux che andrà tanto il prossimo autunno.  
Mamma mia ragazzi come sono influenzabile. 
Vedo un paio di sgallinate con i loro #ootd su Instagram e subito corro online a guardare dove posso acquistare quello che ho visto. 
Anzi no. Guardo Instagram, pondero. Pondero ancora per cercare di capire se quel giubbino di pelle bicolor ghiaccio e blu elettrico mi fa impazzire o no. E nel caso mi faccia impazzire, se dovessi acquistarlo mi farebbe sembrare una badante in gita a Venezia? 
Insomma rifletto. 
Guardo, mi incuriosisco. 
Magari seleziono, passo alla lente d'ingrandimento ogni singola foto che trovo sullo shop online. 
Forse forse lo metto anche nel carrello.
Ma non acquisto. 
Non subito. 
Uhè sono pur sempre pellegrina e squattrinata, c'ho uno pseudo Erasmus da fare, io. 
La paga del lavoro estivo quest'anno va tutta in Austria (bestemmiebestemmiebestemmie) a comprarmi cremine bio e sediovuole un Iphone. E il pc. Scrauso. 
Che vitaccia. 
Senza neanche una Antigona di Givenchy nell'armadio. 
Che dico, una semplicissima Postina di Zanellato. 
Una poraccia di una borsa di Prada presa all'outlet di Pincopallino. 


Ok dopo questo momento Oliver Twist, passiamo alle cose serie. 

Q U E S T E . 

 

E ora le domande di rito.
Non sono carine? 
Sì. 
Ci piacciono? 
Sì. 
Me la sento di affrontare un animalier alla modica cifra di 100 euro? 
Non credo. 
Ma Steve, che è un gran simpaticone ha pensato a tutte noi che siamo un po' pignette del vorreimanonposso e Sa, perchè lui LO SA che esiste gente che non va in giro coi suoi trampoli tutto il giorno rischiando di lacerarsi un legamento (hello, me!) o di andarsene in giro con delle slip on leopardate che attenzione ora vi sembrano strafighe nelle foto degli outfit estivi delle varie blogger, ma vi ricordo che in autunno si va di calzino scuro e l'effetto è subito quello di un nonno che va a giocare alla bocciofila (truestory ci siamo passati tutti anche con le Victorias che profumavano di fragola ebbenesì), insomma Steve lo sa e quindi ha ben pensato di fare anche la versione black di tale articolo. 
Di cui però io, piccola fiammiferaia de noantri (a.k.a. MAQUANTOMIPIACEUSAREILCORSIVOOGGI), ho scovato la scopiazzatura pure piùccarina su Zalando, di un marchio a me finora sconosciuto, tale Zign.  

Eccola qua. 


Ora ditemi voi. 
A me garba un sacco. 
E poi mi farebbe sentire teen ma con classe quelcertononsòcche. 

Ciao Steve, scusa se ti ho insultato per i tuoi trampoli quella volta, e grazie di tutto.









domenica 23 marzo 2014

Cose che non sapevo di volere

Allora sì, eccoci qua, sono ancora viva! 

Perdonate l'assenza ma tra una cosa e l'altra qua il tempo passa gli esami si avvicinano e non posso assolutamente permettermi di perdere tempo sono già indietro e qua è pieno di secchioni che mi mettono l'ansia ogni giorno che passa, quindi mi devo tenere al passo di tutti gli altri nerds e finora non ho avuto manco il tempo di scrivere uno straccio di post in tutte queste settimane! 
Ma non temete, in questo mese e mezzo ho avuto modo di immagazzinare innumerevoli informazioni e scene trash quindi gli spunti non mancheranno! 

Cominciamo il mio rientro sulla piazza del web con una nuova rubrica assolutamente priva di spessore alcuno, ma di grande interesse per tutti (seh, come no) che ho deciso di intitolare COSE CHE NON PENSAVO DI VOLERE. 

Ricordiamo anzitutto che sono una persona estremamente diffidente e che da buona acidella nascosta sotto chili e chili di trucco minerale che rendono il mio visino dolce e simpatico, giudico fondamentalmente tutti già dalla prima impressione quindi piacermi "a pelle" è assolutamente FONDAMENTALE per entrare nelle mie adorabili grazie (e scusate l'arroganza da Lil bitch). 

Questo accade per le persone e per i prodotti di bellezza, mentre posso effettivamente diventare un pochino più flessibile in fatto di canzoni o cibi (no Sushi, ti odio e continuerò a odiarti finché vivrò, it's a promise). 
Nonostante la poca convinzione ho cercato, in precedenza, di dare delle chances ad alcuni prodotti come il latte detergente di alcune marche (paraffinaaa?? HELLO!), la cera idrosolubile in vasetto anziché in rullo (perché? Si sporca OVUNQUE con la cera e la spatola, sembrava ogni volta la scena di un film horror con schizzi color miele ovunque), gli assorbenti della Lines (NO. E amici della Lines, la vostra agenzia pubblicitaria dovrebbe essere denunciata per gli spot che propone. Libera e felice come una farfalla?? Ma vaff...)cose così insomma. 
Ora mi sono convertita all'acqua micellare. 
Sì amiche, come dice una canzone Another world is possible! Niente occhi che bruciano, il momento strucco è rapido e la pelle è pulita a fondo in pochi istanti (e questo è fondamentale sia che si torni a casa stanche morte dopo una giornata di lavoro, che nel caso si facciano le ore piccole e nonostante la sbornia colossale si abbia ancora una remota parvenza di coscienza civile che prima di andare a dormire oltre a bere 6 litri d'acqua ci fa pensare "MMmerda mi devo struccare", e sappiamo tutte quanto quel momento sia critico, essere sbronze e ficcarsi un dito in un occhio cercando di struccarsi non è il massimo). 
Quindi YEEH andate a comprarvi l'acqua micellare. 
Io dico Venus, eh. 

Ma fate voi. 

Vista la mia colossale diffidenza verso l'intero mondo universo, avevo acquistato un'acqua micellare Venus alla modica cifra di 4 euro. Dopo aver finito la mia prima bottiglietta (e averla finita con soddisfazione, ho del latte detergente in bagno che ho lì da quando andavano di moda i Backstreetboys, per dire) ed essere entrata ufficialmente nel mondo della fase strucco seria, ho deciso di acquistare un'acqua micellare da vera Pro. 
Mi sono messa alla ricerca di qualche altra acqua micellare, e ho scoperto che il Master di questo "settore" è la Sensibio di Bioderma, 17 euro per 250ml, seguita da quella di Avène 13 euro circa. 

Un po' troppo, secondo me. 
Alla fine è acqua, no? 
Che differenza ci sarà mai tra quella da 5 euro e quella da 17? 
Comunque, volevo provarle. 

Fortuna vuole che il padre della mia coinquilina sia dermatologo, quindi la nostra amica qui è piena dico P I E N A di campioncini, samples eccetera delle suddette marche. 
Un paradiso. 
Solo per me, ovviamente,
Per me, figlia di due cristi che con la cosmesi non hanno nulla a che fare. 
Per lei naturalmente è più che normale, talmente normale che ha un sacco di cose che praticamente non usa. 
Tipo un campioncino di acqua micellare Bioderma da UN LITRO. 
UN LITRO. 
'Na bottiglia praticamente. 

Bitch.  
Ma bitch quelli della Bioderma che fanno i campioni da un litro.
Perché i samples da un litro?
Che se ne dovrebbe fare un dermatologo?
Vabbeh, non indaghiamo oltre. 

La suddetta coinquilina mi ha comunque gentilmente concesso di provare sta benedetta Bioderma, anzi mi ha proprio detto di usarla che tanto a lei "non basterebbero due vite per finirla". 
Eh, in effetti. 
Quindi ho provato sta Bioderma, e vi dirò. 
Mi ha deluso. 
Innanzitutto il profumo, che sa quasi di disinfettante, di ospedale. 
E poi il (perdonate il linguaggio snobbone, mi sento scema anch'io a scrivere così ma è l'unico modo per riuscire a spiegarmi in modo chiaro) potere struccante non è lo stesso. 
Ci vuole più prodotto di quello della Venus, devo fare più passate e nello sfortunato caso in cui mi finisca nell'occhio, mi brucia un po'. 
Inoltre, nonostante sia la versione più delicata, la pelle tira e devo risciacquarmi il viso una volta finito.  
Vabbeh, poco male, 17 euro risparmiati per quella casacchina di Mango che ho visto l'altro giorno, yeah!

Quindi dopo essermi lamentata con una mia amica di questa cosa e non volendomi rassegnare a comprare l'acqua micellare della Lycia, il fato ha voluto che alcuni campioncini di Eau Micellaire Avèned fossero recapitati a me... Miracolo! 
Sì perché sono deficiente, ho un'amica farmacista e MAI finora mi è passato per la testa di chiederle dei campioncini, che lei tra l'altro BUTTA VIA.  
Sì, sono proprio deficiente. 

Una deficiente con un sacco di campioncini, yeeeeh!! 
Per la cronaca, anche l'acqua di Avène non è male, certamente meglio della Bioderma ma il rapporto qualità prezzo secondo me non è all'altezza di quello di Venus (provatela! E amici di Venus, mandatemi dei campioncini da testare!). 

Insomma l'anima pia della farmacista che mi ha portato tutti quei campioncini ha messo nella borsina La Roche-Posay anche una bottiglia gigante di Acqua termale Vichy. 
Che è tutt'altra cosa rispetto all'acqua micellare, attenzione! 
E quando ho visto sto bottiglione da 300ml, le ho detto "Lola ma cos'è sta roba inutile, portatela via, la mia vita ha senso solo grazie all'acqua micellare, quella termale secondo me è INUTILE". 
Grave errore. 
Gravissimo errore di valutazione. 
Ma l'ho tenuta lo stesso. 
E l'ho provata su consiglio della mia amica. 

Si può vaporizzarla sul viso quando fa caldo, e lasciarla asciugare o tamponarla con della carta, rinfresca il trucco e non lo scioglie, lascia la pelle morbida e fresca, come pulita (ma come farà? Boh), come tonico non è granché ma se la vaporizzate subito dopo la crema e prima di truccarvi e mettere il fondotinta, l'effetto sarà strabiliante, il trucco tiene un sacco tutto il giorno e il viso sembrerà più luminoso. 
Giuro. 
Oddio sembro un'invasata a dire ste cose ma credetemi, è vero! 
Mah.
Come faccia a fare tutta sta roba, non so.
Magia? 
Chi lo sa. 
Male comunque non fa. 
E a noi ci interessa sembrare naturalmente più pheeghe, non importa come. 

Tutto questo per dire: MAI PIU' SENZA ACQUA TERMALE. 
E acqua micellare. 

Ecco, ho finito. 

Anzi, spetta che vi metto una fotina dell'acqua termale della Vichy. 
Che carina, eh? 





giovedì 23 gennaio 2014

Chi non muore si rivede [Ma anche no University edition]

Allora eccomi qua. 
Dopo mille anni. 
Sì, scusatemi ho ricominciato l'università e sto studiando come una pazza che tra un po' mi verrà la gobba come quel pesante di Leopardi (a.k.a. un'incudine sui maroni, speriamo di finire presto sti esami che non ce la faccio più). 

Perdonatemi, non vi ho abbandonate (VI? Vi a VOI chi? Mi illudo ancora che qualcuno mi legga ahahahah) e ogni santo giorno da quando ho iniziato la Specialistica continuo a pensare DEVOFAREUNPOST-DEVOFAREUNPOST-DEVOFAREUNPOST, idea che più o meno sono costretta a sopprimere immediatamente dal momento che DEVOSTUDIARE-DEVOSTUDIARE-DEVOSTUDIARE e non mi funziona il pc quindi sto scrivendo dall'Ipad E last but not least d ogni volta che mi viene in mente qualcosa su cui scrivere me lo dimentico dopo 5 minuti. 
Anche perché da circa tre settimane sono segregata in casa e le uniche uscite riguardano la spesa per rifornirmi di viveri (incluse le tappe a Beauty Star e Sephora che sono da considerarsi di fondamentale importanza per la mia sopravvivenza), andare in facoltà a sostenere gli esami e/o andare in Segreteria studenti a farmi prendere per il culo consegnare scartoffie e robe varie, quindi non ho molte occasioni per poter spettegolare e avere spunti trendy da criticare o a cui ispirarmi. 

Anche perché qui il mood è etnico/alternative/hippie oppure fighetto provinciale. 
Una via di mezzo NON C'È.   


Però. 

Però ieri sono andata in Segreteria a farmi prendere un po' a pesci in faccia dalle culone dietro la segreteria che lavorano lì per tipo 3 ore al giorno e mentre aspettavo il mio turno ho avuto modo di analizzare la fauna e la flora circostante squadrando tutti da capo a piedi con aria critica come fanno le vecchiette in sala d'attesa quando vanno dal medico. 

A parte la segretaria quarantenne dietro la scrivania che mi si presenta con una fascetta colorata in testa e le treccine stile sonoappenatornatadaSharm, la calza coprente e il vestitino di lanetta che ANCHENO (Amica ti odio perché mi hai 
trattato come un'idiota e l'errore non era mio ma tuo, bitch). 
Insomma mi si siede accanto questa tizia un po' emo col rossetto rosso di una tonalità un po' troppo passeggiatrice della tangenziale (e vabbeh cuore, non tutti conoscono la differenza tra il rossetto da zoccola e quello che puoi portare anche alle 11 del mattino perché è chic) capello lungo e nero da metallara con quel mosso da Pino degli Ape Escape (chi ha guardato XFactor quest'anno, you know what I mean) leggings e un paio di Jeffrey Campbell tarocche.  
Sìì si vedeva che erano tarocche, I swear.

Queste. 







Ora io dico PERCHÉ. 
Perché alle due di un mercoledì pomeriggio mettersi delle scarpe così? 
Io ammetto di non apprezzare il genere, la borchia mi fa un attimo ansia anche perché con i tacchi di quell'altezza mi sembrano delle trappole per caviglie e rabbrividisco solo all'idea di indossarne un paio (sono anche scema che non saprei camminarci eh). 
Comunque.
Siamo all'università non in discoteca. 
O no? 
Come la tizia col rossetto rosso e shiny il giorno dell'esame di filologia. 
Ma cosa ti passa per la testa di metterti un rossetto del genere il giorno dell'esame?? 
E ti metti pure in prima fila. 
E sei pure brutta come la morte. 

Amiche, NO. 
Siamo all'università. 
U-NII-VEER-SII-TÀ. 

Carla ed Enzo direbbero che "è sbagliata l'occasione d'uso". 
Io direi Amica torna a casa che è meglio. 

Anzi dico che è meglio se chiudo l'ipad e torno a studiare vah.

(Devo fare un post sui look da università. Mammamia che creatività eh?). 







sabato 14 dicembre 2013

MA anche no: Silvia Toffanin e Fashion style

Allora spiegatemelo voi. 
Spiegatelo voi a questa mia zucca vuota COSA CI FA la Toffanin in un programma di moda anzi di creatività/ingegno/sartoria. 
Per chi non lo sapesse, la signorina conduce su La5 insieme alla Marcuzzi e a Cesare Cunaccia Fashion style, programma dove cercano e scoprono nuovi talenti della moda attraverso sfide in cui i concorrenti devono creare dei capi e un total look... Ma aspetta una momento, ma è la copia poraccia di Project Runway? No è la copia smarza, le squadre includono anche un parrucchiere e un makeup artist truccatore che nel migliore dei casi ti fa un trucco "zia Rina al matrimonio della Marisa nell'89". 
Vabbeh è pur sempre La5, non è che possiamo pretendere. Ma andiamo avanti. 
Insomma a questi poveri cristi dei competitors è richiesta una buona dosa di creatività oltre che di manualità, devono avere delle nozioni di sartoria, OVVIAMENTE. 
Ma passiamo in rassegna i vari giudici: abbiamo Cesare Cunaccia, giornalista di costume che almeno quando giudica guarda, fa riferimenti ad altri stilisti e sembra saperne a pacchi un po' "La giacca che porti è una tua creazione? Ma quella è seta, ha un bellissimo taglio" insomma è COMPETENTE, cazzarola. 
Ci sta anche la cara Ale Marcuzzi, che insomma non è proprio di primo pelo lo sappiamo tutte/i ma ha un blog di moda da qualche anno e va forte (a mio modesto parere alcuni outfit sono discutibili, però ci mette del suo e non fa il manichino come la Ferragni come tante altre, mescolando capi cheap a pezzi di stilisti vari, riciclando e riutilizzando i capi senza fare la snob) è una di noi, almeno sa condurre e trattare con i concorrenti, oltre che vestirsi adeguatamente per un programma che alla fine non sarà nulla di più di quello di un Enzo Miccio e di una Carla Gozzi messi là a silurare delle povere criste. 
E ora veniamo al terzo giudice. 
La Silvia. 
La Silvia Toffanin in Berlusconi. 
Cosa ci fai lì, Silvia? 
Perché? 
È il regalo di anniversario del Piersilvio, questa conduzione? 
D'altronde, aveva già provveduto a donarti nuovi zigomi, dentoni da cavalla, e come il terzo Re magio dopo oro e incenso, ecco che arriva la mirra: un programma quasi tutto tuo. 
Brava Silvia.  
Però.
Ci sono dei PERÒ, che ti credevi? 
Da cosa comincio. 
Comincio dal fatto che la tua esperienza in fatto di moda si limiti a quelle quattro sfilate in croce che ti sarai vista solo perché sei la moglie DI. 
Sul tuo gusto alquanto opinabile NON commento, però già il fatto che per le puntate sulle selezioni dei concorrenti tu ti sia presentata in abito lungo da sera scuro con le paillettes... Dai Silvia, hai fatto na cazzata, su. 
L'abito lungo per una puntata in cui devi stare seduta tutto il tempo a fare selezioni dentro un capannone? Non è la gran soiree come direbbe quella checca di Enzo. 
Non siamo alla sagra del Prosecco di Valdobbiadene, a cui tu ti saresti presentata con un abito a meringa, per inciso. 

Non siamo ai Telegatti. 
Non siamo ai MET. 
Gli Oscar non li cito nemmeno, guarda Silvia perché non avresti alcun motivo di, di... Sto zitta guarda. 
Torniamo all'abito. 
L'occasione è sbagliata, la prossima volta stattene a casa Silvia. 

(Durante la stesura del post, che è avvenuta a più riprese causa studio matto e disperatissimo, ho avuto l'occasione di vedere un pezzo di un'altra puntata del programma. Con ospite Nadège. 
La Nadège l'hanno messa a sedere vicino alla Ale, ovviamente. E ogni tanto guardava male la Toffanin mentre sparava le sue cazzate dava giudizi a caso sul "trucco legnoso", ma vavah.) 


Insomma dicevamo, ho visto anche un'altra puntata dove tutti erano un po' casual con qualche dettaglio luccicante, e lei era avvolta in un abito senza spalline di pizzo rosso. Lungo. Con lo strascico perché là davanti aveva un'avanzo di tessuto che sembrava uno scendiletto e continuava a pestucciarlo coi piedi. 
MA COSA. 
COSA TI HA FATTO PENSARE SILVIA DI POTERTI METTERE UN VESTITO DEL GENERE? 
MA TI FAI DI CRACK? 
E QUEI capelli. 

E te credo che la Nady ti abbia guardato male per tutto il tempo. Sei come le tipe che per un aperitivo si vestono come per la comunione della nipote con le calze color carne e il labello shiny. 
Ma che tristezza. 
Ma rilàssati n'attimo. 
Per non parlare dei giudizi. 
E del modo di porsi. 
Ma chi ti credi di essere? 
Giudica il carattere e non l'operato dei concorrenti delle squadre, ripete a papera le frasi degli altri e non ci mette del suo. 
Forse perché del suo non c'è niente (?). 
Prima commenta un trucco dicendo che le piace e "ci sta", e poi al momento del giudizio silura la squadra perché "il trucco non è assolutamente adatto".  

Datele un programma dove commenta i look delle amichette sue, della Blasi e della Clerici, che ne so. 
Però mi dispiace per quei poveri concorrenti, perché secondo me alcuni avevano davvero del potenziale (amici, avete sbagliato programma!).





E questa qua sotto è la meno peggio.







P.S. ho anche scoperto che la Silvia ha due stylist. DUE. 
Ma come,siete in due e non riuscite a combinarne mezza? Ma cosa siete. il duo Paloma-uno morto e l'altro in coma?


Ragazze-amiche-stylistdellaToffanin, io ve lo dico: LO STATE FACENDO NEL MODO SBAGLIATO. 


sabato 30 novembre 2013

Superquark #1: Sorelle Fontana

Venerdì sera. 
E sono a casa. 
Non chiedete perché. 




Di studiare non c'ho voglia ed è tutta la settimana che ho dei flash riguardo a dei post fighi da fare. 
Tipo. 
Tipo le basi ragazze, le basi! 
Io sto qua a parlarvi del pied de poule e della dignità di ognuna di noi, del diritto che abbiamo a essere carine/i anche col freddo glaciale artico avvolti in trendissimi duvet... e voi manco sapete cosa sia il duvet! 
O il pied de poule! 
Per dire. 

Mancano le basi, insomma. 
Ma le basi BASI.
Quando dico Schiaparelli, sento il vento dell'Est e il rumore del Nulla che avanza come nella Storia infinita. 
Ecco dunque che ho deciso di inaugurare la rubrica Superquark con le nozioni fondamentali da sapere, perché non si può vivere tutte di Louis Vuitton e (dio mio come sono caduta in basso) Mia bag. 

Inizio con un marchio che è un pilastro della moda ossia le Sorelle Fontana, vi avverto che se il nome non vi è neanche lontanamente familiare beh andate almeno a guardarvi in streaming la miniserie con la Mastronardi (sì, quella dei Cesaroni per capirci) fatta dalla Rai qualche anno fa. 
E se anche la Rai ci ha fatto una miniserie beh, sarà tanta roba no? 

Le Fontana (Micol, Zoe e Giovanna) erano tre sorelle della provincia di Parma unite dalla passione per il mestiere sartoriale. Negli anni Trenta Zoe, la maggiore delle tre decise di trasferirsi a Roma per poter ampliare le proprie prospettive lavorative e di realizzazione personale, portando con se dopo pochi mesi anche le sorelle minori. 
A Roma i primi tempi furono difficili e le tre dovettero naturalmente adattarsi a lavorare alle dipendenze di altre sartorie, ma nonostante ciò le ragazze riuscirono a ritagliarsi nel tempo libero dal lavoro dei momenti per delle commissioni extra, riuscendo piuttosto rapidamente a crearsi una clientela, un piccolo gruppo di signore e vicine di casa che si affidavano a loro per farsi confezionare qualche abito su misura. 
La bravura delle Fontana e la qualità dei capi, il taglio e la vestibilità perfetti le portarono subito a essere conosciute tra le signore della borghesia romana, fama che permise loro di aprire una propria maison a Roma nel 1943 in piena Seconda guerra mondiale.  
Le collezioni proposte, decisamente meno vezzose di quelle proposte dai francesi, erano però sobrie ed eleganti e cominciarono ben presto ad essere apprezzate anche dalle first ladies, dalle attrici e dalle principesse romane che indossavano abiti Fontana alle serate di gala, portando così ogni volta nuove clienti.
Dalla clientela borghese, il passo verso i nuovi ricchi ossia star e starlette del cinema italiano e americano fu dunque breve: i paparazzi e i primi cinegiornali fecero il resto, consacrando le tre sorelle nell'olimpo dell'alta moda. 
La consacrazione effettiva avvenne però nel 1949 quando le Fontana realizzarono l'abito da sposa per l'attrice Linda Christian che proprio quell'anno si sposò con Tyrone Power a Roma: le nozze furono un vero e proprio evento mediatico e il nome delle tre sorelle finì su tutte le riviste, consacrando per l'ennesima volta il marchio italiano e creando il mito degli abiti nuziali Fontana, un vero e proprio cavallo di battaglia per la maison che continuò a proporre anche collezioni dallo stile sobrio e originale, utilizzando tessuti stampati e combinandoli con figure particolari, abiti dai corpini aderenti e gonne a ruota. 
Con l'acquisita popolarità vi fu negli anni Cinquanta anche un trasferimento dell'atelier in piazza di Spagna, frequentata da celebrità come Ava Gardner e Audrey Hepburn, Jackie Kennedy e Grace Kelly e la conquista del pubblico americano, le commissioni dal cinema e i viaggi oltreoceano. 
La prima collezione prét-à-porter è però del 1951, le sorelle Fontana iniziarono poi a commercializzare anche borse, scarpe e abbigliamento da uomo, ritirandosi poi dalle scene nel 1972. 
Gli anni seguenti la maison fu venduta a un gruppo finanziario straniero, e nel 1994 fu istituita la Fondazione Fontana che raccoglie l'archivio storico delle loro creazioni e alcuni modelli. 
Ancor oggi, le Sorelle Fontana sono sinonimo di Made in Italy, di sobrietà ed eleganza e i loro modelli sono stati d'ispirazione per i successivi Valentino, Armani (e molti altri, aggiungereri io).







   



Audrey Hepburn abito Sorelle Fontana www.micolfontana.it






 



 







 





Tipo che la prossima volta che vado a comprare qualcosa, invece di guardare il colore e il prezzo, guardo come mi sta, le proporzioni, l'effetto ottico e tutte quelle cose lì. 
Tutti quei criteri che seguirebbe mia nonna, insomma. 
Tipo. 



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